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Sigilli al depuratore dell'ospedale di Locri

Basilicata

I carabinieri del Noe intervengono sull’impianto malfunzionante per evitare rischi di inquinamento e pericoli per i cittadini

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I carabinieri hanno sequestrato l’impianto di depurazione dell’ospedale di Locri, dopo un’attività di controllo del locale ospedale civile. I controlli della Compagnia di Locri e del Nucleo Operativo Ecologico di Reggio Calabria si sono protratti per circa tre giorni con l’obiettivo di individuare situazioni inquinanti e garantire la sicurezza di dipendenti e di utenti-ammalati che si recano nei reparti.
L’impianto di depurazione sarebbe risultato “mal funzionante”, è stato impedito che l’inquinamento ambientale potesse continuare e potesse rappresentare un rischio. I militari hanno anche accertato che l’impianto di depurazione non funzionava perfettamente molto «da parecchio tempo» e che tutte le acque reflue prodotte nell’intero ospedale, pur transitando nelle tubazioni dell’impianto, a causa della sua inefficienza dell’impianto non subivano alcun processo di depurazione e venivano comunque immesse nella rete fognaria cittadina.
Circostanza di rischio anche per i cittadini specie durante il periodo estivo, dato che molto spesso la rete fognaria locrese va in tilt col risultato che i liquami finiscano in mare.
Secondo quanto accertato dai carabinieri soprattutto due sarebbero i meccanismi del depuratore sotto accusa per la mancata trattazione dei reflui. Il primo, di natura meccanica, e il secondo di natura chimico-biologico.
I responsabili dell’Asl di Locri avrebbero preso le distanze dalla gestione del depuratore, che - hanno sottolineato -, già nel 2000 era stato preso in possesso dall’allora Commissario per l’Emerga il quale 9 agosto di quello stesso anno lo affidava in gestione, comprensiva della manutenzione alla impresa Ati-Smeco-Amga Spa.
Nel 2004 la gestione dell’impianto di depurazione, è passato alle competenze dell’ATO 5 della provincia di Reggio Calabria che ne affidava la gestione alla società “Acque reggine”. Da qualche anno però erano sorti problemi tra l’impresa e i comuni interessati a causa del mancato pagamento delle rispettive quote. Intanto, per non bloccare l’attività ospedaliera,con le dovute cautele,è stata data facoltà d’uso del depuratore alla società “Acquereggine s.c.p.a.”, con sede a Roma, che in atto ha la gestione dell’impianto.

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