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Incarichi esterni alla Regione: tre rinvi a giudizio

Basilicata

La decisione del gup di Catanzaro riguarda però solo alcuni dei capi d’accusa contestati a suo tempo da De Magistris nell'inchiesta sulla gestione "allegra" dell’assegnazione di consulenze (abuso d’uf

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Due proscioglimenti e tre rinvii a giudizio, ma solo per alcuni dei capi d’accusa contestati. E' questo il risultato dell’udienza preliminare per le cinque persone indagate nell’inchiesta che ha riguardato la Regione Calabria, ed in particolare il settore delle opere acquedottistiche, tutti dirigenti e funzionari dell’Ente. Il gup Antonio Giglio, ha reso nota la sua decisione di dichiarare il non luogo a procedere nei confronti di Giuseppe Tortorella, 64enne di Villa San Giovanni, quale dirigente di settore pro tempore della Ragioneria della Regione (difeso dall’avvocato Tripepi), ed Elisabetta Vivaldi, funzionario del settore Ragioneria (difesa dall’avvocato Antonietta De Nicolò).
Sono stati mandati al processo, che inizierà l’8 luglio del 2009, invece, Tommaso Laporta, 56enne di Botricello, ex consigliere provinciale di Catanzaro, coinvolto nella sua qualità di responsabile del procedimento del dipartimento Lavori pubblici ed Acque della Regione Calabria (relativamente agli anni dal 2001 al 2004); Carmelo Salvino, 55enne di Rogliano (Cs), dirigente di settore pro tempore dello stesso dipartimento; Domenico Barrile, 64enne di Patti (Me), responsabile del procedimento del dipartimento Lavori pubblici e Acque della Regione (relativamente all’anno 2000) (fra i difensori Nunzio Raimondi).
Abuso d’ufficio, falso, truffa aggravata e tentata truffa, i reati inizialmente contestati, a vario titolo, dall’ex sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Luigi De Magistris, titolare dell’indagine condotta dai militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, che «passarono al setaccio» documenti, disciplinari d’incarico, decreti di «impegni di spesa» e di «liquidazione», relativi agli anni compresi fra il 2000 e il 2004, per scoprirne, stando ai risultati delle investigazioni, alcuni retrodatati, altri ingiustamente «frazionati» o «duplicati», altri privi della necessaria firma del dirigente generale, insomma emessi in violazione di norme.
Il tutto, secondo le accuse, per una gestione "allegra" dell’assegnazione di incarichi di consulenze a professionisti esterni alla Regione. Accuse che però il nuovo pm titolare, Alessia Miele, non ha mantenuto in toto, chiedendo al termine della sua requisitoria tenuta alla scorsa udienza di mandare gli indagati sotto processo solo per alcuni capi, e contestualmente di proscioglierli per altri.
Il gup, alla fine, ha accolto parzialmente le richieste del pm e quelle dei difensori, disponendo il rinvio a giudizio per tre persone e scagionandone due.

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