Salta al contenuto principale

Giovane ricercatore crotonese elabora il pc fotonico

Basilicata

Nel team di studiosi anche il crotonese Dario Gerace. Importanti risvolti scientifici ed economici. Il primo cervello artificiale che attingerà dalla luce l’energia per alimentarsi

Tempo di lettura: 
2 minuti 19 secondi

Si chiama Dario Gerace, ha 31 anni (nella foto) ed è un giovane uomo crotonese di scienza. Dall'inizio dell'anno è diventato ricercatore di ruolo presso il Dipartimento di Fisica “Alessandro Volta” dell'Università di Pavia, e grazie anche ai suoi studi contribuirà alla progettazione del primo computer fotonico.
Si tratta di un primo cervello artificiale che di elettronico non avrà più nulla,
perché attingerà dalla luce l'energia per alimentarsi e funzionerà a fotoni, o molto più semplicemente ad impulsi luminosi.
Una rivoluzionaria generazione di personal computer che, almeno per il momento, sarà disponibile solo in laboratorio. Gli esperti dicono di essere pronti col primo prototipo non prima di quindici o vent'anni.
I risultati della ricerca, intanto, sono balzati all'attenzione della comunità scientifica mondiale subito dopo la loro pubblicazione recente su “Nature Physics”, una delle più antiche ed importanti riviste specializzate.
Dario, con la semplicità e la riservatezza dei suoi trentun'anni, chiarisce che ancora non è stato inventato un bel nulla. Che si è in piena fase di progettazione. Ma il suo, è un esempio da portare comunque all'attenzione della Calabria e dei giovani studenti impelagati tra i mille rivoli dell'orientamento universitario.
Ma la storia di Dario insegna ai giovani la possibilità di riscatto anche se si nasce in una terra che non offre molte prospettive. Come altre migliaia di ragazzi crotonesi, il fisico si forma al liceo scientifico “Filolao” di Crotone, ma poi decide di fare la valigia per proseguire gli studi a Pavia dove prima, si laurea in Fisica, e poi, svolge un dottorato di ricerca sulle nanotecnologie fotoniche.
Dal 2006 al 2008 si trasferisce a Zurigo come ricercatore presso il Politecnico elvetico. Percorso, questo, che lo porterà infine a rientrare in Italia, agli inizi di quest'anno, come ricercatore di ruolo all'Università di Pavia. «Sono uno di quei cervelli in fuga che è tornato in Italia senza pentirsene - spiega orgoglioso - credo di poter offrire un contributo prezioso anche da qui».
Allo stato attuale, Dario si occupa di ricerca fondamentale nel campo delle nanotecnologie e della fotonica quantistica. Lo studio in questione è stato da lui coordinato in collaborazione con un'equipe di ricercatori composta da Vittorio Giovannetti e Rosario Fazio della “Scuola Normale Superiore” di Pisa; e con Hakan Tureci e Atac Imamoglu del “Politecnico” di Zurigo. Ritornando al lavoro svolto dal giovane scienziato: "La scoperta si basa sulla possibilità di rimpiazzare i segnali elettrici, attualmente utilizzati per trasmettere, immagazzinare e processare le informazioni, con “la luce”, ovvero segnali luminosi. In pratica è possibile sostituire gli attuali transistor elettronici con dei dispositivi che svolgono le stesse funzioni, solo più compatti e controllati da un singolo fotone per volta. Le particelle di luce, i cosiddetti fotoni, infatti, possono interagire fortemente se intrappolate in uno spazio molto piccolo e in un materiale opportuno. In pratica, funzionerebbe come un interruttore ottico controllato da singole particelle di luce"

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?