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Sanità, dura lettera della commissione etica sui nuovi ospedali in Calabria

Basilicata

I genitori di alcuni giovani calabresi morti a causa della malasanità scrivono per rendere noto il disinteresse verso il comitato

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I componenti della Commissione etica, nominata per la costruzione dei nuovi ospedali in Calabria, hanno scritto una lettera inviata agli organi d’informazione per rendere nota la scarsa considerazione data all'organismo.
Della Commissione fanno parte Giuseppe Monteleone, Giuseppe Ruscio ed Alfonso Scutellà, padri di altrettanti giovani morti a causa di altrettanti casi di malasanità. La lettera aperta, è stata inviata per conoscenza anche al presidente della Regione, Loiero, al commissario straordinario per l'emergenza sanitaria, Spaziante, ed al presidente del Consiglio regionale, Bova.
Nella missiva i componenti del Comitato parlano «con molto rammarico di ennesima farsa che si sta consumando nella Regione Calabria a proposito della loro nomina. Con la nomina del Capo della Protezione Civile, Bertolaso, venivamo investiti di questo autorevole ruolo che, se i presupposti fossero stati tutti rispettati, sarebbe stato un segnale di trasparenza e di cambiamento nella realizzazione di infrastrutture in Calabria.
Un cambiamento ed una trasparenza che veniva sottolineata dal coinvolgimento dei genitori di tre ragazzi morti per le inefficienze del servizio sanitario calabrese, Federica, Eva e Flavio, e dai rappresentanti di due organizzazioni come la Fish e Cittadinanzattiva che si occupano da sempre di tutela dei diritti. A distanza di quasi un anno, però, vogliamo rendere pubblico quanto stato fatto e quanto non è stato realizzato».
«Il presidente Loiero, nel mese di novembre 2007 – si afferma nella lettera – annunciava che con ordinanza di Protezione Civile venivano finanziati quattro ospedali e che tali opere venivano realizzati in due anni e mezzo.
A marzo 2008 sono state fatte le nomine del Comitato dei garanti ed è stato attivato il Comitato tecnico scientifico con il compito di sovrintendere al percorso per la costruzione delle nuove strutture. Siamo stati convocati ad aprile per una prima riunione informale con l’impegno di essere convocati periodicamente e di avere un’interfaccia costante con il comitato tecnico/scientifico sulle scelte fatte, sulle loro modalità di attuazione, su come fare in modo che tutto il percorso si potesse realizzare nella maniera più trasparente possibile. Siamo stati convocati per altre tre volte, l’ultima il 5 agosto del 2008. Non abbiamo mai incontrato il Comitato tecnico/scientifico, dDa quando sono state formalizzate tutte le nomine. Abbiamo dato in tutte le riunioni indicazioni e suggerimenti che non sappiamo se siano mai stati recepiti. Non è stato fatto mai neanche un verbale delle riunioni tranne che nella prima occasione per mano di Antonio Gaudioso, trasmesso all’assessorato e a quello che ci risulta mai pubblicato. Non abbiamo più avuto alcuna indicazione sullo stato dell’arte se non per informazioni lette sugli organi di stampa, ma comunque niente di ufficiale. Non ci sono stati mai dati i mezzi per operare. Neanche un operatore dell’assessorato che provvedesse a far circolare le informazioni».
«In occasione della riunione del 5 agosto – sostengono ancora i componenti del Comitato – a fronte di precise rimostranze nei confronti del Commissario circa l'impossibilità di operare, ci veniva risposto che si sarebbe provveduto immediatamente a porre rimedio. Cosa che è stata poi puntualmente fatta, infatti non siamo più stati convocati e la Commissione Etica di fatto ha cessato di esistere. Riteniamo questo comportamento inaccettabile e assolutamente censurabile. Non ci siamo per ora dimessi perchè vogliamo adempiere al dovere civico di verifica e garanzia che ci era stato assegnato e che allo stato totalmente disatteso».
«Rendiamo pubblica questa situazione – concludono i componenti del comitato – per verificare se vi sono le condizioni perchè questo mandato si adempia. Se così non fosse procederemo alla formalizzazione delle dimissioni per dissociarci da una modalità di utilizzo strumentale dei genitori dei ragazzi e dei rappresentanti delle organizzazioni dei cittadini davvero riprovevole».

1|8]Nella foto: Federica Monteleone, la sedicenne morta per un black out elettrico all'Ospedale vibonese

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