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Riace, "sì accoglienza, no mafie"

Basilicata

Durante la manifestazione di ieri, «Nessuno fermerà la primavera di Riace», canti e balli di bambini serbi, palestinesi, etiopi e afghani. L'obiettivo è "il riscatto della Calabria"

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«Sì all’accoglienza, no alle mafie».Questo uno dei tanti striscioni che ieri hanno campeggiato per le strade durante la manifestazione «Nessuno fermerà la primavera di Riace». In tanti, esponenti delle istituzioni e della politica ma molti semplici cittadini, si sono ritrovati a fianco del sindaco, Domenico Lucano, all’ingresso del ristorante gestito dall’associazione «Città Futura Giuseppe Puglisi». A febbraio ignoti avevano sparato a scopo intimidatorio alcuni colpi di arma da fuoco contro il locale. Giorni addietro al sindaco erano stati avvelenati alcuni cani. Episodi che hanno spinto la Fondazione Gianluca Congiusta, intitolata a un giovane imprenditore ucciso dalla 'ndrangheta, a realizzare la manifestazione di oggi. «Il nostro appello è partito da Facebook – ha detto il presidente della fondazione, Mario Congiusta – per una vicinanza non solo virtuale ma fisica». Soddisfatto il sindaco. «L'idea che ci ha portato a realizzare il modello di accoglienza Riace – ha detto – è valida e va sostenuta indipendentemente dalle persone. Da qui passa il riscatto della Calabria più autentica». A fare da colonna sonora balli e canti dei bambini kurdi, serbi, palestinesi, etiopi e afghani, i figli dei nuovi cittadini del borgo rivitalizzato all’insegna della multiculturalità.

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