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Il COMMENTO
Razzismo, se la storia non è magistra vitae

Basilicata

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di ADELE DESIDERI
Sabato 18 aprile allo Stadio Olimpico di Torino è accaduto l’ennesimo episodio di razzismo: i tifosi bianconeri hanno intonato, a più riprese, cori offensivi nei confronti del giocatore di colore Mario Balotelli (nella foto). Si potrebbe enumerare una miriade di altri fatti simili, egualmente stupidi e sconfortanti: rigurgiti xenofobi ovunque, in un clima culturale sempre più violento nei confronti degli immigrati, che sono oggi i nuovi "schiavi”,
“preziosi” esseri umani a cui gli italiani affidano le chiavi di casa, i valori in essa contenuti, la cura degli anziani, e - se sono ricchi - anche un’auto per sbrigare le commissioni. O che mandano a lavorare nelle acciaierie, nelle concerie, nei cantieri edili, dove le “morti bianche” sono all’ordine del giorno. Il razzismo non è prerogativa di una minoranza facinorosa e becera, incalzata dal partito del ministro Calderoli, che certamente su questa linea di pensiero non si smentisce mai. Se infatti alcuni brutalmente scherniscono, boicottano e maltrattano, moltissimi altri, in silenzio, avallano. Lasciano fare, non protestano, quindi di fatto consentono. La televisione - specialmente “certa” televisione che produce una sottospecie di telegiornale - puntualmente inocula nelle menti passive dei telespettatori gocce continue di odio per “il diverso”. È, questo, un meccanismo sociale piuttosto noto: trovare il capro espiatorio - il nemico - su cui indirizzare le frustrazioni della massa; i sogni falliti, i continui sacrifici economici, le promozioni in ufficio che non arrivano. Poi seguono gli interventi politici contro gli extracomunitari, che rassicurano, difendendo - solo in apparenza - il posto di lavoro, gli alloggi, l’incolumità e l’istruzione dei cittadini italiani. Si legga, in proposito, la legge Bossi-Fini, che rende difficile, se non talvolta impossibile, la regolarizzazione dei clandestini. Oppure si pensi all’istituzione delle classi di inserimento per i bambini stranieri (di fatto, “classi speciali”) e agli sbarramenti previsti sulle coste meridionali del Mediterraneo. “Quello che ci serve è una nuova dichiarazione di indipendenza, non solo nella nostra nazione, ma nelle nostre vite - dall’ideologia e dal pensiero limitato, dal pregiudizio e dalla bigotteria”.
Barack Obama, ha pronunciato queste parole il 17 gennaio 2009, nel corso della lunga cerimonia di investitura come presidente degli Usa. Poco dopo il Presidente del Consiglio Berlusconi lo ha definito “abbronzato”.
Una simmetria di opposti perfetta e sconcertante. Troppi italiani hanno rimosso ciò che ad essi è stato fatto in America all’inizio del secolo scorso o ai “meridionali” alcuni decenni addietro nelle città del nord Italia: vessazioni, sfruttamenti e assurdi divieti. “Non si affitta ai meridionali” è infatti una formula ancora valida, con la sola modifica del complemento di termine: “Non si affitta agli extracomunitari”. Evidentemente la Storia non è magistra vitae. Gli ebrei, i gay, gli zingari e i dissidenti di tutti i regimi autoritari hanno già pagato duramente. Tuttavia “Il vento fa il suo giro”, e ora nel nostro paese la diffamazione colpisce - dopo i marocchini, i tunisini, i nigeriani e i peruviani - i cinesi e i rumeni.
Previsioni meteo-sociologiche: nubi pregne di diffidenza e sospettosità. Marosi mossi dall’arroganza. Piogge con polveri di ribellione. Per fortuna, però, non mancano le voci perentorie della protesta.
Non è persa, quindi, ogni speranza. E forse, prima o poi, arriverà anche il cielo sereno dell’accoglienza e della pace.

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