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False Fidejussioni, richieste quattro condanne

Basilicata

Le false fidejussioni, il 28 luglio del 2003 furono presentate da Roma, Napoli, Cosenza e Spal per iscriversi ai rispettivi campionati di calcio

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Quattro richieste di condanne nel processo sulla false fidejussioni che il 28 luglio del 2003 furono presentate da Roma, Napoli, Cosenza e Spal per iscriversi ai rispettivi campionati di calcio.
Il pm Maria Cristina Palaia, davanti ai giudici della nona sezione penale del tribunale, ha sollecitato 3 anni e 6 mesi di reclusione per i broker Paolo Landi, Giovanni De Vita e Luca Rigone, e 3 anni (più 1500 euro di multa) per Amedeo Santoro, a seconda delle posizioni accusati di falso in scrittura privata, truffa, corruzione e falso ideologico. Il magistrato, che ha chiesto di assolvere Santoro dall’accusa di falso, ha sollecitato l'assoluzione anche nei riguardi di Landi, De Vita e Rigone, cui era contestato un altro episodio di falso e truffa (fidejussioni della San Remo spa a favore di altre sette squadre di calcio) assieme Roberta Contini e Giuseppe Campo, rispettivamente procuratore e rappresentante legale della società che ha emesso garanzie fidejussorie. Per questa vicenda, che nell’estate di sei anni fa tenne banco per molti giorni sugli organi di stampa, era stato condannato dal gup a un anno di carcere Renato Spiridigliozzi, stretto collaboratore di Gabriele Turchetti (deceduto), segretario della Covisoc, l'organo di vigilanza della Figc sulla gestione economico-finanziaria delle società di calcio professionistiche. Stando alla ricostruzione fatta in aula dal pm, i broker avrebbero formato, con riferimento all’iscrizione di Roma, Napoli, Spal e Cosenza, «quattro atti di fidejussioni falsi tutti apparentemente rilasciati su carta intestata della società Sbc spa e a firma apocrifa dell’amministratore delegato non più in carica Cynthia Ruia», che con la denuncia diede il via alle indagini. Così facendo, i quattro avrebbero indotto in errore i rappresentanti dei club di calcio «circa l'effettiva esistenza delle garanzie loro necessarie per ottenere dalla Figc» il via libera all’iscrizione ai campionati.
Spiridigliozzi, invece, accusato di corruzione e falso, in concorso con Turchetti, avrebbe compiuto atti contrari ai propri doveri d’ufficio «accettando fuori termine il deposito delle garanzie fidejussorie necessarie alle società di calcio per ottenere dalla Figc l’iscrizione e omettendo i necessari controlli circa la regolarità dei citati atti». Per la procura, Spiridigliozzi avrebbe accettato la promessa di ricevere da De Vita, Rigone e Landi la somma di 7.500 euro, Turchetti quella di 25mila euro. In questo processo, che proseguirà il 16 giugno con gli interventi delle difese, sono parte civile la Figc, il Coni, la As Roma e il Calcio Napoli spa.

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