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Sequestrato impianto stoccaggio pet-coke a Vibo Marina

Basilicata

Il materiale altamente tossico trasportato via mare con navi di grande stazza è utilizzato come combustibile nelle cementerie della Calabria e della Sicilia. proveniva da Venezuela e Stati Uniti

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I carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) e la Finanza hanno sequestrato stamani a Vibo Marina un impianto di stoccaggio di Pet Coke e l’area dove il materiale altamente tossico viene depositato nei pressi del porto precisamente località Cuccuruta di Porto Salvo.
L’iniziativa della magistratura riguarda le modalità di stoccaggi. Il materiale trasportato via mare con navi di grande stazza è utilizzato come combustibile nelle cementerie di Calabria e Sicilia.
Le indagini dirette dal procuratore capo di Vibo Valentia Mario Spagnuolo e dai sostituti Medori e Rotondo, hanno di accertare nello stabilimento venivano stoccati ingenti quantitativi di Pet-Coke, senza adottare le necessarie misure per evitare la dispersione nell’ambiente circostante di polveri sottili altamente nocive alla salute, contenenti elevate concentrazioni di vanadio e nichel, metalli pesanti che se immessi nell’ambiente possono nuocere alla salute e possono produrre inquinamento di aria, acqua e suolo. Il sequestro trae origine dagli esiti dell’attività investigativa avviata nel mese di settembre 2008. I numerosi servizi di osservazione e di monitoraggio espletati nel porto di Vibo Marina nel corso delle indagini – in occasione dell’arrivo di due motonavi battenti bandiera panamense e greca, cariche di Pet-Coke, provenienti dal Venezuela e dagli Usa – hanno consentito di accertare che lo scarto di lavorazione del petrolio veniva sbarcato nel porto di Vibo Marina per essere poi stoccato all’interno del deposito oggetto del sequestro, in attesa del suo utilizzo presso i cementifici della zona, quale combustibile per forni di alto potere calorifero. È stato accertato che durante la fase di scarico e movimentazione all’interno del porto di Vibo Valentia Marina, ubicato in pieno centro urbano, le polveri del Pet-Coke si diffondevano per l’intero ambiente circostante, depositandosi sui balconi delle abitazioni, sui panni stesi, sulle macchine, agli ingressi di attività produttive e commerciali oltre che, ovviamente, sulla stessa banchina e nel mare, in violazione di tutte le prescrizioni impartite dall’autorità portuale, che successivamente disponeva la sospensione di tutte le operazioni di sbarco/imbarco e la movimentazione sotto qualunque forma di questo prodotto derivato dallo scarto del petrolio. Quattro gli avvisi di garanzia emessi.

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