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Suicida per amore a quindici anni

Basilicata

Prashant si è cosparso di benzina e si è dato fuoco. Poi si è lasciato cadere dal loggione del Grande albergo e si è schiantato al suolo. La ragazza alla polizia: «Non eravamo fidanzati»

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di FABIO AMENDOLARA
L’amico era malato di cuore ed è morto la settimana scorsa. Lui aveva il cuore in frantumi per una ragazza ed è morto ieri mattina. Si è ucciso. Un bagno nella benzina, il fuoco e un salto nel vuoto. La sveglia per la scuola è alle sette. La mamma entra nella stanza come tutte le mattine. E lui si alza. Ha l’aria triste. Come sempre, negli ultimi giorni. Qualchepasso a piedi scalzi fino alla finestra. Il sole invade la stanza. Ma non basta a rimetterlo di buon umore.
Per lui è un altro giorno triste. Un altro giorno senza lei. Senza quella ragazzina di cui credeva di essere innamorato. E senza quell’amico che è morto
all’improvviso: d’infarto. A 15 anni. Come lui. Coetanei e compagni di scuola. E’ arrivato in Italia che aveva tre anni. Sua sorella due più di lui. E’ stato adottato dai Folliero: giovani professionisti di Potenza che hanno scelto di vivere in campagna a Pignola. L’unico particolare che ricorda le sue radici è il suo nome: Prashant. «Tradotto dall’indiano vuol dire felicità», spiega un venditore di collanine in un bar di Potenza.
A due passi c’è lui sotto un lenzuolo bianco. Un’ora prima si è lanciato dal loggione del Grande albergo, dopo essersi cosparso di benzina e aver dato fuoco. Le indagini degli investigatori della Squadra mobile e della Digos cominciano da quel momento. Mentre la polizia scientifica analizza la scena, la posizione del cadavere e la sostanza con cui si è dato fuoco, loro hanno già un’idea delle cause che hanno spinto il ragazzo al suicidio. Prashant, sul loggione del Grande albergo, ha lasciato uno zainetto. E in quello zainetto c’è un diario.
Ha mandato un sms alla sorella. Ha salutato un’amica sul social network Facebook.
La pista è unica: «Passionale non è la parola appropriata a 15 anni. Direi che lo ha fatto per amore», spiega un poliziotto. La delusione per la fine di un amore. Anche se la ragazzina, sentita dagli investigatori con la presenza di uno psicologo, dice che la loro «non era proprio una storia». «Un amore tra adolescenti», lo chiamano i poliziotti.
L’inchiesta comincia da quell’amore. Dal giorno in cui i due ragazzi si sono separati. E va avanti giorno per giorno. Fino a ieri. Fino alle otto di ieri. Quando Prashant è arrivato a Potenza. Ma non è andato a scuola, al liceo Galilei. E’ andato verso il Grande albergo. Duranteil tragitto ha scritto qualche
sms. Alla sorella l’ha mandato pochi secondi prima di buttarsi giù. «Troverete il mio corpo sotto una scala». Così è stato. Solo un attimo: Prashant si butta giù, sulla strada ancora deserta di prima mattina. Le fiamme lo avvolgono, l’urto gli spezza le ossa. «Ho visto una palla di fuoco cadere dalla gradinata “Goffredo Mameli”», dice alla polizia Enrico Iannini. Lavora nel palazzo degli uffici e ha chiamato i soccorsi, mentre quelli dell’ufficio Opere pubbliche spegnevano le fiamme con un estintore. In Questura, sulla cartellina color panna che porta il suo nome, sotto il simbolo della Repubblica italiana, con un pennarello nero hanno già disegnato una croce, come si fa sempre quando il caso è chiuso e la persona è morta.

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