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Anomalie nei bonus ai consiglieri regionali: sequestrati i conti corrente

Basilicata

Quattro consiglieri regionali indagati dalla procura di Potenza per le indennità delle trasferte

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POTENZA - Corre sul filo sottile dell’interpretazione giuridica dei concetti di residenza, domicilio e dimora l’inchiesta del pubblico ministero di Potenza Hanry John Woodcock, che ha indagato per truffa i vertici del Consiglio regionale della Basilicata. Il presidente dell’assemblea Prospero De Franchi (Federazione popolari di centro), i vicepresidenti Franco Mattia (Pdl) e Giacomo Nardiello (Pdci) e, con loro, il consigliere Francesco Mollica (Centro popolare) sono accusati di aver attestato una residenza fittizia e, in tal modo, di aver percepito indebitamente, rimborsi previsti per i consiglieri della Regione Basilicata non residenti a Potenza. Per questo, hanno anche subito il sequestro preventivo di alcune somme di denaro depositate sui rispettivi conti correnti bancari. Ma gli stessi indagati hanno respinto l’addebito, sostenendo di non aver fatto alcuna falsa attestazione di residenza e chiamando in causa proprio i concetti di domicilio e dimora. I provvedimenti di sequestro – disposti dal gip di Potenza Rocco Pavese su richiesta del pm Woodcock – sono stati eseguiti dalla squadra mobile della Questura di Potenza e dai carabinieri del comando tutela ambiente di Roma, in collaborazione con la polizia municipale del capoluogo lucano. Al presidente De Franchi sono stati sequestrati circa 37 mila euro, 24 mila a Mattia, 19 mila a Nardiello, 17 mila a Mollica. L’accusa sostiene che avrebbero falsamente attestato, con autocertificazione, di risiedere De Franchi a Corleto Perticara, Mattia a Tolve, Nardiello a Ruoti e Mollica ad Anzi (tutti paesi della provincia di Potenza), mentre dalle indagini è emerso che essi abitano stabilmente a Potenza e, pertanto, non avevano diritto ai rimborsi per spese di locomozione liquidati dalla Regione Basilicata in base ad una specifica legge regionale. L'effettiva residenza a Potenza dei quattro è stata valutata attraverso pedinamenti, controlli e testimonianze; ed, inoltre, documentalmente, attraverso informazioni raccolte presso i gestori telefonici e le società di luce e gas, e, infine, presso Sky, sulle forniture e sui luoghi di domiciliazione della fatture. Le indagini hanno avuto origine da una telefonata intercettata al consigliere regionale Rosa Mastrosimone (misto-Alleanza democratici di centro) in un altro procedimento penale, e dalle successive dichiarazioni fatte della stessa Mastrosimone agli inquirenti. «Nessuno dei quattro consiglieri regionali chiamati in causa ha mai dichiarato il falso – ha commentato il Presidente dell’assemblea regionale De Franchi – essendosi essi limitati, all’atto dell’insediamento, a compilare un modulo in cui si richiedeva di dichiarare la propria residenza anagrafica. Ho dato mandato al mio legale – ha annunciato il Presidente - di chiedere un urgente incontro con il magistrato inquirente, dal quale voglio essere ascoltato per fornire ogni utile chiarimento, così come si richiede a chi riveste cariche pubbliche». Anche i vicepresidenti Mattia e Nardiello ed il consigliere Mollica hanno respinto l’addebito, sostenendo di essere legittimamente residenti nei comuni indicati (e non nel capoluogo) da lunghissimi anni.

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