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Vita da omosex in Basilicata

Basilicata

Usi e costumi di chi cerca sesso “omo”. Le difficoltà nel dichiararsi gay. Viaggio nella Lucania a luci rosse tra omosessualità ed esibizionismo

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5 minuti 55 secondi

di ENRICO PACE
Omosessualità, bisessualità, travestitismo e altre forme di trasgressione sessuale rappresentano un unico tabù per i finti perbenisti lucani.
Tendenze non dichiarabili solo a parole, visto che sono davvero tanti quelli che poi finiscono col dare regolarmente sfogo alle proprie pulsioni erotiche in luoghi appartati e fuori mano. Si fa ma non si dice. «Non vuoi mai che mi “sgamano”, sarò giovane ma ho moglie e un figlio». Comincia così il viaggio nella Basilicata a luci rosse, quella che c’è ma non si vede. Quella che conduce in silenzio la faticosa trama di una estenuante doppia vita, sommersa ma pur sempre parallela. Voglia di trasgressione, caccia al partner dello stesso sesso, «se è giovane ed è alle prime esperienze è meglio», ma benvenute anche le coppie bisex, lo scambismo eterosessuale, l’esibizionismo. Una ventina di luoghi che si confermano, attraverso un silenzioso e riservato tam-tam, come i mausolei della trasgressione lucana. Cattedrali del sesso a cielo aperto che aiutano a fuggire dalla depressione, che in questa regione colpisce molte persone.
Sedici di questi sono posti per incontri gay, in alcuni si pratica anche lo scambio di coppia. Un paio sono esclusiva di esibizionisti, per la gioia di mariti e mogli, ma anche di giovani voyeur, che possono esibirsi in performance sessuali di tutto rispetto davanti ad un pubblico che se ne guarderebbe bene dal far rumore applaudendo. Alcuni di questi luoghi di ritrovo sono nuovi e altri sono “storici”. Istituzioni che si sono tramandate in gran silenzio. Il tutto mentre le riservate e spesso impenetrabili donne, giovani e sposate, si cercano on-line. E poi diventano “amiche”. Ce n’è per tutti i gusti. Tanti gay non dichiarati. Ecco una delle tante facce di questa piccola e ricca regione.
Terra dalle forti tradizioni, abitata da gente laboriosa, molto riservata, ma altrettanto curiosa delle cosiddette diversità. Ovviamente di quelle altrui. La Valle d'Aosta del Sud verrebbe da dire, se non fosse per quella mentalità da finto chierichetto che tanti materani e potentini decidono di tramandarsi.
«Tieni conto che abbiamo piccoli centri che contano appena 500 abitanti. I divertimenti e le cosiddette “vie di fuga”sono praticamente inesistenti e la voglia di trasgredire aumenta. Ma in questi posti è impossibile pensare di vivere apertamente e dignitosamente la propria libertà».
A raccontarcelo è Carlo, uomo di 35 anni che abita nel nord della Basilicata, nella zona del Vulture. Lui è gay, ovviamente non dichiarato, e vuole subito chiarire una cosa: «In Basilicata la gente non fa “outing”, perché pensa che la propria condizione sia quella di una diversità da intendere in modo negativo. Non c’è paura di reazioni violente da parte della gente (nel senso fisico del termine, ndr), o di diventare vittima di “spedizioni punitive”, come avviene in certi luoghi delle vicine Campania e Puglia.
Questi problemi qui non esistono. La violenza che ti viene fatta è psicologica. Ti isolano e finisci per incontrare troppi ostacoli nella vita sociale. E poi, e ti dichiari fai fare brutta figura un po’ tutta la famiglia. Insomma, la mentalità è delle più bigotte».
I dieci centripiù “caldi”
Nella sola Matera, la cui provincia supera di poco i 200 mila abitanti e si estende su 3 mila e 500 chilometri quadrati, c'è una netta maggioranza di battuage (parchi, parcheggi, pinete e spiagge in cui si consumano passioni tanto fugaci quanto rapide spesso con gente dello stesso sesso) rispetto ai luoghi usati dalle tradizionali coppiette per appartarsi: il Belvedere e la tanto chiacchierata Collinetta. Non è da meno la provincia di Potenza, che in totale conta quasi 390 mila anime distribuite su 6 mila e 500chilometri quadrati.
Oltre a luoghi all’aperto in cui ci si dà appuntamento per poi appartarsi, ci sono anche un paio di night club e privé (Scanzano Jonico) e qualche sexy shop.
Insomma, la “taciturna” Basilicata, quella delle bocche cucite, non si fa mancare nulla. Non è seconda a nessuna regione d’Italia in quanto a voglia di trasgressioni. Cenerentola delle classifiche lo è solo per la mentalità: nessuna associazione, nessun locale, nessun Gay Pride.
Niente di niente. I luoghi di incontro, in ordine rigorosamente alfabetico, si trovano a Ferrandina, Grottole, Maratea, Marsicovetere, Matera, Metaponto, Potenza, Rionero, Scanzano e Vaglio Basilicata. Ma non solo. In tanti si incontrano in casa o in posti non quotidianamente “battuti” dalla trasgressione. E così sono costrette a fare anche le prostitute e i pochissimi travestiti che fanno la vita.
Piaceri e sensi di colpa Il concetto britannico del “car parking sex” è diventato per tanti omosessuali lucani un compromesso di vita. Se questo è accaduto è perché c’è una Basilicata sommersa, segreta, a volte ritenuta fastidiosa, della quale la gente conosce l’esistenza ma non sa dove si trova.
Spesso fa finta di non sapere. E’ la Basilicata gay, bisessuale, transessuale, quella invisibile e silenziosa, a volte eccessivamente riservata, quasi svizzera se non fosse che a differenza degli elvetici molti lucani finiscono per rinnegare se stessi.
Nel viaggio tra i desideri più reconditi dei lucani si è scoperto che esiste anche una bassissima percentuale di ragazzi che si fanno pagare per avere rapporti “omo”. Un modo per giustificare dinanzi alla propria coscienza ciò che si è fatto. Dopo il piacere, il senso di colpa. E non per il “sex machine”.
Ma perché ci si preoccupa di nascondersi. Sempre e comunque. «I pregiudizi - aggiunge Stefano, 19 anni, di Ferrandina - ti colpiscono soprattutto sul lavoro. Dalle mie parti coppie omosessuali non ne ho mai viste, a parte quelle che si vedono in televisione. Se ci sono vivono di nascosto questa situazione. Locali e serate gay friendly non ne esistono. Per trovare qualcosa del genere dobbiamo andare in Puglia, a Bari, o in Campania, a Napoli. Ci conosciamo via internet o nei battuage, che da noi sono abbastanza tranquilli. Chi li frequenta da un po’ si spinge fino a Foggia. Giovani che fanno marchette? Ne ho conosciuti».
A ognuno il proprio “giro”. Prima di salutarci, Carlo ci spiega come bypassare il problema. Come non sentirsi soli in un mondo abitato: «Devi crearti un gruppo di amici con i quali si condividono piaceri e situazioni. Così, genitori o mogli non rompono». E nei piccoli centri, dove il pettegolezzo è più veloce dei lampi? Ghigna e aggiunge: «Lì non troverai nulla, al massimo il giovane figlio del contadino “incinghialito” per l’inesistenza di opportunità».
«L’omosessualità è un fenomeno che viene vissuto tra lo scetticismo generale», conferma Massimo, 24 anni, di Potenza. «Si cerca di non farlo sapere, se no si viene etichettati, giudicati male. C’è qualche zona in cui una coppia gay non suscita scalpore, come Maratea in estate. Di Potenza e Matera è meglio non parlarne. Ci sono omosessuali, transessuali, travestiti, lesbiche, ma si nascondono dai troppi sguardi indiscreti. Il nostro territorio è molto legato alle sue tradizioni, ma anche ai lucani piace divertirsi. Solo che nessuno ha voglia di scontrarsi con i pregiudizi in circolazione. Pregiudizi che non risiedono solo nella mentalità della gente matura o anziana, ma anche nelle nuove generazioni. Sono davvero pochi quelli che non si fanno problemi e vivono la loro sessualità senza nascondere le loro preferenze o eventuali relazioni».
Arcigay col cuore lucano
Se di tradizioni si parla, la Basilicata la si deve ritenere terra legata ai diritti degli omosessuali. Ricordate padre Marco Bisceglia, prima.

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