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Materano o potentino?
Ecco il doppio identikit

Basilicata

Dalle feste, alla tifoseria, agli improperi: sui socialnetwork non c’è niente che accomuna. La rissa alla sfilata dei turchi è il segno di un campanilismo mai sopito tra le due città

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di VALERIA GENNARO
All'indomani della festa di San Gerardo rovinata dalla stupida rivalità tra Potenzae Matera in cui tre cavalieri materani delle associazioni Lanzifera ed Equituristica sarebbero stati aggrediti è interessante scoprire cosa un giovane potentino pensa dell'essere potentino e come un materano dipinge la sua identità, mentre i fenomeni di campanilismo continuano ad essere sotto gli occhi di tutti. Poiché qualsiasi cosa ha un suo gruppo in rete, dal vino rosso, al castello di Melfi all'olio d'oliva fatto in New Jersey è facile imbattersi su Facebook, il social network service più rilevante per accessi, in gruppi faziosi come: “Gruppo anti Potenza”, “Cristo si è fermato ad Eboli per non vedere Potenza”, “Matera in the world”, “Odio Matera”. Intervistando ragazzi materani e raccogliendo post in bacheca e messaggi su Facebook diverse sono le risposte. C'è chi è fiero della sua città, della qualità della vita, della tranquillità. «Sono fiera di essere materana - afferma una ragazza universitaria di 21 anni - perché Matera ha un patrimonio culturale unico al mondo». Un giovane accanto a lei azzarda beffardo: «Esser materano è sapere meno della propria città rispetto ai turisti cinesi che ogni anno ci prendono d'assalto». Molti ragazzi offrono risposte intinte nel curaro per attaccare Potenza. «Esser materano vuol dire non essere uno schifoso potentino» questo il leitmotiv delle risposte dei ragazzi materani. E ancora: «Festeggiare la Bruna e non i Turchi e San Gerardo; assaporare la serie A di volley anziché la C2 di calcio; avere il turismo per qualcosa di bello, anziché non avere niente (altra stoccata a Potenza); andare su tutti i giornali per una stazione che non c'è (errore di una
pubblicità delle FS di qualche tempo fa: “Raggiungi i tuoi nonni a Matera col treno”); non morire assiderati ogni anno da settembre a maggio; essere famosi per il pane, la cucina, i Sassi, le chiese». «Uscire in bici perché - ha detto Marco (22 anni) - per andare dall'altra parte della città non devi fare il tour de France». Pungente è il post in bacheca del gruppo “Cristo si è fermato ad Eboli per non vedere Potenza”: “Qui (a Matera) i turisti ci vengono! Almeno quelle pietre che abbiamo danno notorietà alla Basilicata insieme al castello di Melfi. Voi quasi campani, che potete vantare?”. Tuona un post sottostante: “Potenza è brutta, altro che centro storico. L'unica cosa storica di Potenza è Bucaletto. Oh sono quasi 29 anni che esiste!”. “Perché la storia la bellezza il vero capoluogo è Matera”: è questa la descrizione del “Gruppo anti Potenza”. Fra i ragazzi potentini intervistati all'università tra i 20 e 27 anni c'è chi è orgoglioso di essere vicino al pensiero campano, chi lo è della sua città. «Siamo “provincialotti” - ha osservatouna ragazza di 27 anni - continuiamo a ritrovarci in via Pretoria per abitudine, ma tante sono le preoccupazioni di non avere una forte identità». «Essere potentino vuol dire essere devoto a San Gerardo e anche identificarsi nel dialetto del luogo»: ha suggerito Luca (23 anni).
Un diciottenne iscritto al gruppo “I love Potenza” chiosa: «Significa portare sempre avanti il ruggito del leone che non morirà mai». Si trovano anche post nella bacheca del gruppo “I love potenza” con argomenti circolari come: “Potenza città nostra, di tutti noi”. Interessante il pensiero di Donatella che scrive: «Essere potentina significa non vedere l'ora di tornare a casa per ritrovare i miei amici, la mia famiglia, la mia storia, significa montagne, sole, acquazzoni estivi, erba alta. Significa manifestazioni, essere qui il 29 sera per vedere la Sfilata dei Turchi, seppure uguale tutti gli anni…ah significa anche dire parole come effess, zito, accattell...».
Così, mentre Marta (23 anni) sostiene che il cittadino materano deve alzarsi presto per poter soddisfare le richieste di un turismo culturale di “alta portata”; Rocco, un ragazzo potentino, lancia un appello sulla bacheca del gruppo “I love Potenza”: «Chiedo però ai potentini maggior fiducia e meno “lagnismo”». Sembra, infatti, lamentoso il gruppo potentino: “Matera città dei sassi…Potenza città dei fuoss!”. I ragazzi potentini fanno leva sul “materiale umano” i materani sul patrimonio culturale e la bagarre continua, sempre la stessa.

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