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Woodcock: «Il 30 luglio lascio Potenza»

Basilicata

Durante un’udienza in tribunale Woodcock annuncia il giorno in cui lascerà Potenza. E Buccico commenta: «Abbiamo sempre incrociato le armi lealmente»

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di LEO AMATO
Ha avuto un attimo di esitazione, una specie di fremito nella voce, poi l'ha detto, «il 30 luglio vado via», davanti al giudice Marco Del Vecchio, e, in rappresentanza dell'avvocatura, il sindaco di Matera Emilio Nicola Buccico.
C'è mancato solo l'abbraccio con il rivale di tante contese. L'avvocato, già senatore e membro laico del Csm, ha sorriso come fa lui, con tutto il suo corpo, che è veramente imponente, e gli ha rinnovato la stima di sempre.
I due si tengono in simpatia, non c'è che dire. Si erano appena scambiati qualche battuta in latino: «Perpetuatio jurisdictionis», aveva chiesto il pm, in ricordo del padre, professore di lingue all'Accademia di Livorno.
E si erano messi assieme a dettare l'ortografia perché la stenografa non ci capiva: «Con la T. P-e-r-p-e-t-u-a-t-i-o», poi l'avvocato: «Con la J. J-u-r-i-s-d-i-c-t-io…». «Abbiamo sempre incrociato le armi lealmente -, è stato il commento di Buccico dopo l'udienza - gli faccio gli auguri per la carriera».
Per gli imputati era presente Francesco Ferrara, l'imprenditore di Policoro finito al centro dell'inchiesta sul petrolio del Val Camastra.
Il siparietto si è svolto ieri mattina nell'aula Occorsio del Tribunale di Potenza. Sono passati quasi dieci anni da quando è arrivato Henry John Woodcock.
Sconosciuto il giovane magistrato, ma sconosciuta pure Potenza, che molti scambiavano per Cosenza.
Oggi no, se dici Potenza in certi ambienti sai che succede. Qualcuno si gira, qualcuno si defila. Vai in discoteca a Milano, e dici “Woodcock” nel privè. È un binomio che ha fatto successo. Pure Benigni ci fa le battute.
Per introdurre la Divina Commedia, quando sfilavano in tribunale tutti i testi dell'inchiesta sui vip, disse al pubblico che lungo la strada era stato fermato dai carabinieri: «Dove sta andando?», gli avevano chiesto. «A Potenza», aveva risposto. E loro, indignati, se l'erano presa: «Insomma, Benigni, anche lei con queste storie?». Ma la migliore è nata a Potenza. Si dice: «Qual è la differenza tra il pm e una stella di Natale?». Risposta normale: «Non lo so, dimmela tu». Risposta corretta: «Nessuna. Tutt'e due portano a Betlemme». E Betlemme, per chi non sapesse, è la zona del carcere potentino. Negli ultimi anni s'è detto tanto dell'importanza della convegnistica, che sarebbe l'indotto turistico e commerciale degli incontri organizzati per la presenza, tanto per fare un esempio, di un grosso primario nell'ospedale di Potenza. Ci si è mai chiesti quanto ha portato nelle casse delle città l'indotto turistico del pm? Da una parte c'è la scienza del cardiochirurgo, dall'altra la legge dei maxi processi, ma è sempre una forma di spettacolo: Banca Mediterranea; il diplomificio del liceo Enrico Fermi; Tangenti-Inail; Iena1 e Iena2; Vallettopoli; e tutta la sfilza dei “gate”: Somaliagate, Savoiagate, e per finire con il Totalgate.
Si può pure chiamarli interventi, anche se il paziente è sempre lo stesso.
E inmedicina, come in tribunale, si parla a proposito di “recidiva”. Lo spiega lui stesso, intervistato un paio d'anni fa: «Dove c'è un afflusso di risorse le occasioni di corruzione si moltiplicano. Lo Stato nei confronti del sud è come un padre ricchissimo che dà tanti soldi al figlio senza preoccuparsi di come vengano spesi».
Internet è piena di sue citazioni. Scrivi “Woodcock” su un motore di ricerca e appaino tre milioni e centomila pagine diverse. La più famosa è questa: «Noi che viviamo in tribunale siamo uomini fortunati perché senza pagare il biglietto abbiamo un posto in prima fila nel teatro della vita».
Parlando di sé ha detto di essere «un cinico che ha voglia di illudersi», ma ha anche il gusto dell'autoironia. Sulla piazza virtuale di facebook ci sono nove fan club che si contendono il suo nome: “Henry John Woodcock, Herny John Woodocock, Henry Jon, Woodcock per tutti-tutti per Woodocock”, e persino un gruppo “Inquisiti da Woodock”.
Molti lo ammirano, e altrettanti lo criticano. C'è chi non vede l'ora di accompagnarlo a Buccino, l'ultimo paese sul confine con la Campania, e chi conserva come ricordo una maglietta che ha fatto successo, con la scritta: “HJW”, che sarebbero le sue iniziali, e poi sotto: “Il magistrato biondo che fa impazzire il mondo”.
Ha portato il figlio dell'ultimo re d'Italia in catene nella terra dei briganti e di Passannante. Ha indagato politici, paparazzi, cardinali, e multinazionali. È passato dalle sigarette, alla pipa, al sigaro, quasi sempre incurante dei divieti di fumo.
Non ha imparato l'inglese, ma i mocassini non sono italiani. Ha scritto di una terra, la Lucania, dove la promessa di un lavoro vale più dei soldi di una mazzetta. Sia ben chiaro, solo la promessa. E una volta ha pure confessato: «Non è facile fare il magistrato al sud. Mi torna in mente quanto affermava Calamandrei: è più difficile fare il magistrato in democrazia che in dittatura».
Gli avvocati adesso si chiedono: «Ci sarà ancora lavoro per noi?». Restano appese ancora molte inchieste. Per la data del 30 luglio forse sapremo come andranno a finire.

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