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Ex membri Corecom scrivono al viceministro Romani

Basilicata

La lettera è stata scritta dagli ex componenti del Corecom Calabria: Flavio Cedolia, Mario Campanella, Raffaele Naccarato e Giuseppe Sulla

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«Caro Ministro, in Calabria c'è un contenzioso giuridico-politico aperto che riguarda il Corecom e le responsabilità di chi, guidando l’assemblea regionale, ha voluto sopprimere un organismo di garanzia assecondando, indirettamente, un’operazione che non ha eguali nella storia delle autorità di controllo regionali». Lo scrivono in una lettera al vice Ministro delle comunicazioni, Paolo Romani (in foto), gli ex componenti del Corecom Calabria Flavio Cedolia, Mario Campanella, Raffaele Naccarato e Giuseppe Sulla.
«Premettiamo – scrivono nella lettera – che nessuna responsabilità può essere addossata al presidente Loiero, che non ha competenze in merito e che si è sempre dimostrato, per quanto abbiamo potuto constatare, corretto e trasparente nella vicenda che ci riguarda».
«Siamo stati oggetto – aggiungono – di un provvedimento di commissariamento impugnato nelle sedi giudiziarie, incostituzionale, per vicende legate al finanziamento di alcune emittenti in base alla legge 448/98. La Procura di Reggio Calabria ha indagato per abuso d’ufficio, con motivazioni assai gravi, l’ex presidente del Corecom, Umberto Giordano, promosso dirigente esterno nel consiglio regionale della Calabria che, come noto, ha autonomia istituzionale rispetto alla Giunta regionale».
«Una graduatoria – affermano i firmatari della lettera – approvata illegittimamente dal solo ex presidente ha scaturito finanziamenti per centinaia di migliaia di euro a due emittenti non in regola, mentre altre grandi emittenti regionali sono state discriminate. Per avere difeso la legalità siamo spariti e abbiamo dovuto fare ricorso alla magistratura amministrativa e civile, nonostante il nostro incarico fosse quinquennale».
«Riteniamo – concludono – che sia fondamentale un suo intervento per fare luce su una vicenda gravissima, che ha ferito la democrazia di controllo e aperto un ulteriore vulnus nel rapporto fra controllori e controllati in Calabria».

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