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Operazione "Ticket to Ride", arresti
anche a Cosenza e Crotone

Basilicata

Gli arresti e le perquisizioni delle ultime ore hanno riguardato Venezia, Roma, Bologna, Rimini, Ancona, Como, Verona, Arezzo, Sassari, Bergamo, Bari, Bolzano, Milano, Crotone, Palermo, Cosenza e Impe

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Quarantasei gli arresti finora eseguiti nell’ambito della operazione 'Ticket to ride', che ha permesso alla Polizia di disarticolare un'organizzazione criminale curdo-irachena, dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina dall’Iraq all’Europa.
Ai 32 arresti eseguiti in Italia ne vanno sommati sette in Germania, due in Belgio, due in Svizzera, due in Francia e uno in Grecia; altri arresti sono in corso di esecuzione in queste ore in Svezia e in Inghilterra.
Complessivamente, le ordinanze di custodia cautelare emesse dalla procura di Venezia sono 70, tutte a carico di cittadini curdo-iracheni.
I 'viaggi della speranza' venivano pianificati in Iraq: da qui i clandestini raggiungevano la Turchia e – su camion, barche o a piedi – la Grecia, da dove, dopo un periodo variabile di permanenza, si imbarcavano per i porti italiani dell’Adriatico (Venezia, Ancona, Bari e Brindisi) nascosti nei tir.
In alcuni casi i clandestini arrivavano nel nostro Paese utilizzando documenti falsi forniti dall’organizzazione; altri sono sbarcati sulle coste calabresi con imbarcazioni di fortuna, come i 224 identificati a Crotone il 4 novembre del 2007, parte dei quali «gestiti» dagli odierni indagati.
Una volta arrivati in Italia, i clandestini venivano presi in consegna da una delle cellule operative in cui era articolata l’organizzazione e alle quali era affidato il compito di smistare i «passeggeri» nei paesi di destinazione, per lo più in nord Europa, dove giungevano a bordo di furgoni e di macchine o in treno.
I «viaggi della speranza», hanno spiegato gli investigatori in una conferenza stampa presso il compendio «Tuscolano», «potevano durare anche nove o dieci mesi e avvenivano in condizioni di grave disagio, soprattutto per i più poveri»: in diverse occasioni, si sono conclusi con la morte dei clandestini, come ad esempio il 14 luglio del 2007, quando i corpi di tre giovani curdi furono trovati all’interno di un camion che trasportava angurie, appena sbarcato a Venezia proveniente da Igoumenitsa, in Grecia. Un quarto clandestino, nella stessa occasione, venne trovato in fin di vita.
Le indagini, durate oltre due anni e mezzo – ha ricordato Franco Gratteri, direttore della Direzione anticrimine centrale - e condotte «in strettissima collaborazione con le altre polizie europee» hanno permesso di individuare circa 180 trasporti di clandestini, per un totale di 2.500 persone, per lo più curdo-iracheni fatti entrare illegalmente nel nostro Paese (per l’Europa si stima un numero almeno doppio) ma «si ipotizza che l’organizzazione, tra il dicembre 2006 e il maggio di quest’anno, abbia allestito viaggi per molte più persone, per un fatturato di diversi milioni di dollari».
I pagamenti – ha aggiunto Alessandro Giuliano, dirigente della Squadra mobile di Venezia – «avvenivano al termine di ogni tappa del trasferimento» e sfruttavano prevalentemente i canali tradizionali di money transfer: «la capacità operativa dell’organizzazione era tale che per una sola settimana, quella dall’11 al 18 agosto del 2008, siamo riusciti a documentare 146 'passaggì illegali».
In Italia, gli arresti e le perquisizioni delle ultime ore hanno riguardato Venezia, Roma, Bologna, Rimini, Ancona, Como, Verona, Arezzo, Sassari, Bergamo, Bari, Bolzano, Milano, Crotone, Palermo, Cosenza e Imperia: nella sola capitale sono risultate operative tre cellule, denominate «Gruppo di Erbil», «gruppo dei Chamchamali» e «gruppo dei Badini», che gestivano rispettivamente i clandestini provenienti dalle città di Erbil, Kirkuk, Monsul e Dohuk. Le altre principali cellule individuate nel nostro paese si trovavano a Milano, Rimini, Ancona e Como: strettissima la collaborazione tra di loro, e tra loro e le cellule all’estero.

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