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Amianto, chi inquina paghi i controlli

Basilicata

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di MARGHERITA AGATA
VALBASENTO - Un incontro urgente «per conoscere nei dettagli, quanto deciso in merito al protocollo di sorveglianza sanitario preventiva a favore dei lavoratori ex esposti a sostanze con probabili effetti cancerogeni, tipo le fibre di amianto utilizzate nei siti industriali della Valbasento, e i dati relativi ad un eventuale censimento, finalizzato a far emergere i casi di patologie tumorali che si sono verificati nel territorio interessato». E’ questa la richiesta indirizzata dalla sezione Aiea Valbasento al Dipartimento Sanità della Regione Basilicata, al Renam Cor e al presidente De Filippo e, per conoscenza al prefetto di Matera Monteleone, alle segreterie regionali e provinciali di Cgil, Cisl e Uil, alla Commissione del Senato “Morti bianche” e al presidente nazionale dell’Aiea Fulvio Aurora. Ma il gruppo presieduto da Mario Murgia non si limita a sollecitare l’avvio del Protocollo sanitario. Dall’Aiea Valbasento alla Regione arriva anche una proposta precisa: chiedere alle imprese che, con le loro attività, i n qualche modo contribuiscono al degrado ambientale di farsi carico, quanto meno di una parte, della spesa che il monitoraggio dei lavoratori esposti richiederà. «Le società imprenditoriali che hanno prestato servizio o che attualmente operano nel territorio regionale acquisendo tutti i diritti ed i relativi contributi finanziari per svolgere il loro operato di impresa - scrive Murgia - è giusto che diano un loro equo compenso per sostenere le spese in termini di Sorveglianza Sanitaria, di bonifica e di quanto è necessario per recuperare l'ambiente così come è stato consegnato dalle istituzioni territoriali nel momento dell'insediamento industriale». Utopia? Murgia é convinto del contrario. «Un esempio, anche se molto limitato, di come è possibile contribuire alle spese che le istituzioni sostengono -scrive- ci viene dato da un'accordo, siglato tra l'Azienda ospedaliera “Vittorio Emanuele di Gela e l'Eni per la raffineria ubicata nello stesso sito”, finalizzato all'acquisto di apparecchiature sanitarie necessarie per l'inizio di una Sorveglianza sanitaria mirata alla prevenzione di eventuali patologie tumorali legate alle sostanze utilizzate o prodotte nei cicli di lavorazione della raffineria stessa. Con le apparecchiature sopracitate l'Azienda ospedaliera “Vittorio Emanuele” è diventata un punto di riferimento per le prestazioni specialistiche al servizio del territorio interessato, riducendo sostanzialmente l'esodo dei pazienti». Un modello che non é detto non possa funzionare anche in Valbasento.

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