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Una piccola banca salva l'Asi

Basilicata

A far respirare l'Asi di Potenza è un istituto di credito della provincia di Salerno, con sede centrale a Sassano e 3 filiali, di cui una a Sant'Angelo Le Fratte, e due sportelli di tesoreria

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di MARIATERESA LABANCA QUALCHE mese fa, con una lettera alla stampa, aveva attaccato molto duramente le banche di essere “eticamente scorrette”.
Oggi, il commissario del Consorzio per lo Sviluppo industriale di Potenza, Alfonso Ernesto Navazio, può annunciare la concessione all'ente di un fido bancario pari a 500 mila euro da parte della Banca di credito cooperativo di Sassano.
A far respirare l'Asi di Potenza è un istituto di credito della provincia di Salerno, con sede centrale a Sassano e 3 filiali, di cui una a Sant'Angelo Le Fratte, e due sportelli di tesoreria.
E' così - spiega Navazio - che una piccola banca salva un colosso come il Consorzio. Una soddisfazione sì, ma che lascia l'amaro in bocca per il commissario dell'ente.
«Dispiace - è il suo commento - dover constatare come il sistema bancario si mostri fin troppo lontano dagli interessi delle imprese, mosso esclusivamente dai propri interessi economici».
La Bcc di Sassano è stato l'unico istituto di credito a rispondere alla gara di evidenza pubblica per la ricerca di una banca che svolgesse le funzioni di Tesoriere per la gestione dei flussi finanziari derivanti dalle attività statutarie del Consorzio.
Un'operazione, questa, che rientrava nelle azioni intraprese dalla gestione commissariale per il risanamento economico dell'ente. Obiettivo, come aveva spiegato lo stesso commissario Navazio, «l'ottimizzazione e l'economicità dei servizi, per garantire un'efficiente gestione finanziaria».
A quel bando, era stato denunciato nella lettera dello scorso marzo, non si erano presentate le banche che intrattengono un rapporto storico con il Consorzio. L'Asi, come è ben noto, dal punto di vista finanziario, non naviga certo in acque tranquille.
Per le banche che non hanno risposto a quella gara la spiegazione è semplice: «come dare soldi a chi non paga?».
Ma l'osservazione inversa è altrettanto legittima: come pagare se il sistema di credito non mette nelle condizioni di farlo? Insomma, a voltare le spalle é proprio chi dovrebbe garantire supporto. Anche per una struttura come il Consorzio, che, seppure in una situazione di dissesto finanziario, riesce comunque a movimentare ben 30 milioni di euro. E può contare su un patrimonio di oltre 130 milioni di euro. «Capisco ora - aggiunge Navazio - la condizione di un imprenditore che davanti alla necessità di recuperare credito si scontra contro il muro alzato dalle banche».
Si tratta di quella contrapposizione che lo stesso commissario individuava tra «un sistema di credito che usa il denaro inseguendo il massimo profitto» e «investimenti etici». Banche molto più attente, o quasi esclusivamente, a prendere e non a dare. Ma per ora il Consorzio Asi può godersi il risultato: 500 mila euro non bastano a risolvere tutti i mali, ma sono comunque un'importante base di partenza per fare qualche passo in avanti. "Un fatto positivo - commenta il commissario - che contribuisce a generare un clima di maggiore positività e fiducia". E, nel frattempo, l'Asi avanza anche su un altro fronte: è stata consegnata, infatti, alla Regione Basilicata la perizia relativa al patrimonio immobiliare del Consorzio. Si va verso l'attuazione di quanto previsto dal progetto di riforma dell'ente, elaborata dall'assessorato alle Attività produttive e approvato dalla giunta regionale: l'acquisizione da parte della Regione Basilicata di aree di pubblica utilità di proprietà del Consorzio, al fine di creare liquidità nelle casse dell'Asi. Non proprio briciole: per la sola struttura del Cnr è stato stimato un valore di circa 9 milioni di euro. E non si tratta dell'unico immobile di attuale proprietà dell'Asi che dovrebbe essere ceduto alla Regione. Un'altra boccata d'ossigeno potrebbe arrivare già domani, quando l'impianto di depurazione dovrebbe passare definitivamente all'Acta, la municipalizzata del comune di Potenza che si accupa di tutela ambientale. Ma il problema è più generale e rimane: come restare in piedi se le porte di accesso al credito rimangono serrate?

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