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Ancora schiuma nello Jesce

Basilicata

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di ANTONELLA CIERVO
L'Unione europea ha finanziato per 1,7 milioni di euro il progetto di «disinquinamento del torrente Gravina», presentato dalla Provincia di Matera, che ha avuto il patrocinio della Regione e la collaborazione dell’Università della Basilicata, Tecla e Parco della Murgia. L’intervento rientra nei programmi “Life +» a tutela delle biodiversità e dell’habitat rupestre. Il disinquinamento del torrente Gravina è la terza iniziativa che la Provincia di Matera mette in cantiere.
Nel fratteaveva ha registrato l’iniziativa dell’Ente Parco della Murgia e delle associaizoni ambientaliste di Matera per salvare dall’inquinamento il torrente Jesce. La palla passa ora all'Acquedotto pugliese che gestisce il depuratore edella cittadina finito sotto accusa.
I componenti delle associazioni, il presidente dell'Ente Parco della Murgia materana, Roberto Cifarelli e i vertici della struttura, si erano dati appuntamento in mattinata alla stazione di Villa Longo da cui il corteo di auto è giunto fino alla località Sgarrone, dove si trova il depuratore che scaricherebbe nel torrente Jesce, inquinandolo.
L'ampolla piena di acque di scarico, però, non verrà consegnata ad Agrobios per essere analizzata ma diventerà , a quanto pare, tema di discussione del vertice che l'assessore regionale all'Ambiente Vincenzo Santochirico, ha convocato per giovedì 18 giugno e che riunirà esponenti istituzionali e di settore lucani e pugliesi. «Le lamentele dei cittadini di Matera sono sacrosante e compensabili dal momento che noi ad Altamura, per primi, subiamo le conseguenze dell'inquinamento - ha spiegato il sindaco di Altamura che ha incontrato i materani». Negli anni ha spiegato Stacca, un risultato è stato ottenuto: ampliare ed adeguare la capacità del depuratore. «Ho chiesto recentemente all'Arpa (agenzia regionale di protezione dell'ambiente) di fare nuovi campionamenti per verificare, con dati certi, l'attuale stato del corso d'acqua. Insieme al Parco della Murgia materana siamo pronti ad intraprendere iniziative congiunte».
«L'intesa è totale tanto che le associazioni ambientaliste materane hanno rinunciato al gesto simbolico di consegnare un'ampolla di acque prelevate al depuratore perché hanno compreso che non è il Comune di Altamura l'interlocutore a cui possa addebitarsi alcunché ma anzi è l'alleato più importante», poi aggiunge Roberto Cifarelli: «Dopo la costituzione degli Ambiti territoriali Ottimali sia in Puglia che Basilicata, la competenza non è più delle amministrazioni locali.
Per quanto ci riguarda, però, l'attenzione resta alta e, anzi, questa battaglia da oggi verrà svolta da noi e dal Comune di Altamura. Il federalismo solidale a cui teniamo, non è casuale, come recita il nostro slogan: “Noi vi diamo acqua pulita e voi ci restituite fogna”.
Al sindaco di Altamura abbiamo consegnato le analisi più recenti effettuate dall'Arpab da cui emerge che quell'acqua è una fogna: dai detersivi ai coliformi fecali. Sappiamo bene che il problema non si risolve in due settimane ma manterremo la guardia alta fino a che non avremo garanzie su programmi e fondi a disposizione».
L'emergenza ambientale del torrente Jesce, risale a diverso tempo fa. «Un incontro si è svolto nell'ottobre scorso - ricorda Cifarelli - a cui ne è seguito uno a marzo 2009 promosso dal Comune di Matera, poi abbiamo scritto al presidente della Regione.
Acquedotto lucano e Acquedotto pugliese, dal canto loro, spiegano di procedere agli scarichi secondo tabella - aggiunge Cifarelli.
Il risultato finale e l'inquinamento del torrente Jesce, però, dimostrano che qualche passaggio non funziona.
«La legge 152, che riguarda l'ambiente, definisce alcuni parametri secondo cui si è autorizzati a scaricare - spiega Cifarelli - ma bisogna comprendere alcuni aspetti: quando vengono effettuate le analisi, chi le compie ed altro ancora. Lo scaricabarile non funziona più.
Noi non vogliamo comprendere di chi sono le responsabilità, l'importante è risolvere il problema».
Nel frattempo i depuratori che scaricano nel torrente Jesce, nella Gravina e confluiscono fino al Bradano, funzionano con notevoli difficoltà e non riescono a depurare. Un problema al quale si aggiungono gli scarichi privati che giungono nei Sassi di Matera senza passare da alcun sistema fognante.
Il torrente Jesce in località Jurio confluisce nella Gravina, la Gravina a sua volta con lo Jesce confluisce nel Bradano.
Un itinerario che coinvolge Puglia e Basilicata e i relativi depuratori che, nella maggior parte dei casi, non contribuirebbero a depurare le acque ma, anzi, scaricherebbero sostanze tossiche, senza alcun filtro.
L’unica speranza, secondo Cifarelli, è rappresentata dall’ulteriore vertice che dovrebbe tenersi fra l’assessore all’Ambiente lucano, Vincenzo Santochirico e il suo omologo pugliese, Losappio.
«Questo consentirà - aggiunge Cifarelli - di analizzare la situazione e mettere a punto i provvedimenti più adatti da attuare per risolvere questo problema».
L’inquinamento del torrente Jesce risale a diverso tempo fa.
Nel 2005 infatti il Comune di Altamura aveva già ordinato al Consorzio di Bonifica Terre D’Apulia e all’Aqp di provvedere a pulire il canale per esigenze igienico-sanitarie.
Su questa ordinanza si sarebbe innestato un contenzioso e si è in attesa del pronunciamento nel merito del tribunale delle acque in Roma.
Il 26 maggio scorso, intanto, un privato cittadino ha presentato una denuncia per inquinamento ambientale ai carabinieri di Matera e il 28 dello stesso mese il Noe ha provveduto con l’Arpab a fare dei prelievi di acqua, cominciando dagli scarichi dei depuratori gestiti da Aql in località Pantano a Matera.
C’è, insomma, un’emergenza ambientale in piena regola che le associazioni ambientaliste hanno lanciato da qualche tempo ma che, in nome dello scaricabarile che speravamo di aver dimenticato, rischia di trasformarsi in un rimpallo infinito.
Nel frattempo, dalla terrazza naturale della chiesa rupestre della Madonna delle Virtù, a pochi passi dalla suggestiva Porta Pistola, il torrente Jesce inquinato da una schiuma bianca rappresenta l’immagine più romantica per le migliaia di turisti che affollano gli antichi rioni di tufo e sono costretti a respirare un’aria nauseabonda che arriva dalla Gravina.

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