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Sciopero della fame, Giovanni Falcone rischia la vita

Basilicata

Protesta da due settimane per vedere il figlio detenuto in India

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di ANTONIO CORRADO
Rischia seriamente la vita, Giovanni Falcone, carabiniere in pensione di Rotondella che da due settimane conduce un ininterrotto sciopero della fame al fine di sensibilizzare le autorità italiane e internazionali perché gli venga consentito di incontrare il figlio Angelo, detenuto in India. Dopo due mesi di silenzio assordante, Falcone ha deciso di intraprendere questa forma di protesta estrema, che rischia di minare seriamente la sua salute, soprattutto con l'arrivo del caldo. E ieri il neo sindaco del “balcone sullo Jonio”, Vincenzo Francomano, ha lanciato un appello ufficiale a nome dell'Amministrazione comunale e dell'intera cittadinanza di Rotondella. «Desidero rivolgere un accorato appello affinché le competenti autorità politiche e di governo, a ogni livello di competenza, diano segnali immediati, concreti e incisivi, di avvio di tutti gli strumenti politico¬-diplomatici atti ad avviare a soluzione il caso angoscioso della prolungata detenzione di Angelo Falcone -scrive Francomano- o quantomeno idonei a consentire finalmente la creazione da subito di un utile canale di comunicazione tra lo stesso Angelo e i suoi familiari in Italia». Il sindaco auspica, poi, «l'immediata desistenza di Giovanni Falcone dall'estrema forma di protesta in atto», invitando gli organi dì informazione locali e nazionali ad «assicurare una costante opera di sensibilizzazione e pressione in favore della condizione del nostro concittadino e dei numerosi altri italiani vittime all'estero di trattamenti processuali e/o penitenziari non pienamente garantiti e soprattutto non conformi al senso di umanità e di giustizia». Sempre ieri, sul caso è intervenuto anche il consigliere regionale Antonio Di Sanza (Pd), che in una nota esprime la necessità di riportare ancora una volta all'attenzione dell'opinione pubblica e delle autorità competenti la drammatica vicenda di Angelo Falcone, detenuto in India da circa 26 mesi per una presunta storia di droga ancora tutta da verificare. «Un tragico evento che, purtroppo, ad oggi, non trova ancora una soluzione e le cui mancate risposte sia delle autorità indiane che di quelle italiane -spiega Di Sanza- rischia di far concretizzare anche l'altra intenzione di Giovanni: avviare anche lo sciopero della sete. Una protesta forte che non mi sento di condividere -continua Di Sanza- ma che mi preoccupa. Siamo vicini a Giovanni così come lo siamo stati finora aiutandolo a prendere contatti con il Ministero degli Esteri, l'Ambasciata italiana in India, e contribuendo ad una raccolta di fondi per il sostegno finanziario delle spese legali in difesa del figlio Angelo. A ciò si aggiunga la proposta di legge predisposta dal Consiglio Regionale di Basilicata che sarà presentata in Parlamento, tesa a garantire il gratuito patrocinio per la difesa dei detenuti all'estero. Tanto abbiamo fatto insieme a Giovanni Falcone, ma a quanto pare non è stato sufficiente se ha deciso, come estrema ratio, di esprimere la sua disperazione avviando un pericoloso sciopero della fame ed annunciando di lasciarsi morire se il caso di suo figlio non verrà preso in debita considerazione da parte delle autorità competenti. Non dobbiamo lasciarlo solo. -è l'appello di Di Sanza- E' una battaglia che riguarda la difesa dei diritti umani e che, pertanto, deve interessare tutti i cittadini italiani. Quindi mi sento di lanciare un invito all'Asm di Matera affinché, con l'ausilio di un medico, possa assisterlo in questa sua drammatica protesta onde evitare tragiche conseguenze. Infine - conclude Di Sanza - un nuovo e accorato appello agli organi preposti a trovare urgentemente una soluzione diplomatica dato che nelle carceri indiane, a quanto pare, i diritti umani ed il diritto internazionale non vengono tenuti in debita considerazione».

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