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Gioia Tauro: operazione "rilancio",
imprenditore Longo ai domiciliari

Basilicata

Il Gip, considerata la richiesta dei difensori Antonino Napoli e Pasquale Gallo, ha concesso a Longo gli arresti domiciliari

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Il giudice per le indagini preliminari di Roma, Mario Frigenti, ha concesso gli arresti domiciliari a Luigi Longo, imprenditore ed uomo politico di punta dello Sdi di Taurianova, destinatario, due settimane fa, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito del procedimento denominato 'Rilancio'.
L’indagine, condotta dal Reparto Operativo dei Carabinieri di Roma e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia capitolina, aveva ipotizzato l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata all’introduzione di ingenti quantitativi di merce contraffatta attraverso il porto di Gioia Tauro.
La merce sequestrata era costituita da centinaia di migliaia di scarpe contraffatte 'Nike'.
Secondo l’accusa, gli articoli fabbricati in Cina e in Vietnam, venivano sbarcati in Italia, all’interno dell’area portuale calabrese, dove i containers venivano sdoganati dalla MCS, una società di logistica che, attraverso i rapporti con un funzionario doganale, aggirava i controlli e inviava la merce presso un magazzino in provincia di Roma, utilizzato per lo stoccaggio.
La componente ceca, ponte tra asiatici e calabresi, era incaricata di falsificare la documentazione di accompagnamento della merce. L'organizzazione poteva contare anche su una fitta rete di commercianti vietnamiti attivi anche in Polonia, Ungheria, Austria e Germania.
Longo, socio della MCS, è stato considerato dagli inquirenti uno dei promotori dell’associazione, finanziatore e con una posizione di rilievo nell’indagine stante gli ipotizzati rapporti con ambienti della 'ndrangheta locale che gestirebbe, in base alle indagini, il porto di Gioia Tauro.
La difesa dell’imprenditore, rappresentata dagli avvocati Antonino Napoli e Pasquale Gallo, si è immediatamente adoperata a svolgere indagini difensive «che hanno escluso – sostengono i legali – l'esistenza di contatti del Longo con la criminalità organizzata. La difesa, infatti, ha documentato che il Longo è stato teste d’accusa nei vari processi istruiti dalla direzione antimafia di Reggio Calabria contro le infiltrazioni mafiose nel porto di Gioia Tauro». In seguito all’interrogatorio di garanzia, svolto presso il carcere di Velletri innanzi al GIP, il pubblico ministero titolare delle indagini, Salvatore Vitello – neo procuratore capo di Lamezia Terme – ha ritenuto necessario ascoltare personalmente Longo al fine di chiarire alcuni aspetti oscuri della vicenda.
«In quella sede Luigi Longo - afferma la difesa – ha ulteriormente sostenuto la sua estraneità ai fatti ribadendo che in occasione dell’importazione dei containers sequestrati la sua ditta, la MCS, è stata truffata dagli importatori cechi poichè non sono state pagate le fatture emesse per l’operazione di sdoganamento. Ha, altresì, precisato che il controllo operato sui containers era documentale e non merceologico e, pertanto, non potendo aprire i containers sigillati non aveva contenzza del loro effettivo contenuto».
All’esito dell’interrogatorio, la difesa ha presentato un’istanza di revoca della misura cautelare corredata da oltre 200 cartelle di documenti tendenti a dimostrare l’estraneità del Longo rispetto alle accuse contestate. L’assunto della difesa troverebbe riscontro anche nella mancanza di intercettazioni tra il Longo e gli altri presunti sodali nella fase dell’organizzazione dello sdoganamento dei containers. I colloqui telefonici diLongo con i coindagati cechi ineriscono solamente alle richieste di pagamento delle fatture emesse dalla MCS relative al pagamento del dazio, dell’IVA e delle spese anticipate dalla società di logistica. Il contenuto dell’istanza ed i documenti ad essa allegati hanno indotto il P.M. ad esprimere parere favorevole alla concessione degli arresti domiciliari.

1|8]Nella foto un immagine dell'operazione "Rilancio" portata a termina dal Ros di Roma

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