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'Ndrangheta, arrestato boss per estorsione

Basilicata

E' finito in carcere il presunto boss di Filandari, un centro del Vibonese, Leone Soriano, a capo dell'omonima cosca.

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Estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Con questa accusa è finito in carcere il presunto boss di Filandari, un centro del Vibonese, Leone Soriano, 40 anni, a capo dell’omonima cosca. Un arresto compiuto dai carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia e della stazione di San Costantino, al termine di un’indagine avviata a gennaio dello scorso anno.
L’uomo si trovava agli arresti domiciliari dopo l’operazione compiuta oltre un anno fa, con la contestazione di associazione a delinquere di stampo mafioso, che aveva fatto scattare le manette per i cinque fratelli Soriano. L’attività, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha permesso di fare luce su alcuni episodi ai danni di un’azienda edile del posto, ma anche sui condizionamenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni.
In particolare, secondo le ipotesi investigative, la famiglia Soriano avrebbe espresso il suo potere criminale ai danni di una nota imprese edile, con un’intimidazione consumata e una tentata. Tuttavia, dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, è anche emerso il clima di tensione instaurato dalla cosca nei confronti degli amministratori comunali di Filandari, soprattutto nel periodo delle elezioni del 2004, ma anche prima della consultazione del 2009, quando l’amministrazione in carica fino a giugno ha perso le elezioni.
I particolari dell’operazione sono stati resi noti oggi, a Catanzaro, nella sede del Comando regionale dell’Arma dei carabinieri, alla presenza del procuratore capo di Catanzaro, Antonio Vincenzo Lombardo; del comandante provinciale dell’Arma, Giovanni Roccia; del comandante della Compagnia di Vibo Valentia, Stefano Di Paolo; del comandante del Norm Vibonese, Gabriele Argirò; del comandante della stazione di San Costantino, Pietro Santangelo. Le indagini erano state avviate lo scorso mese di gennaio, dopo l’incendio dell’autovettura della madre del titolare della Grasso Srl, un’impresa edile impegnata anche in importanti appalti pubblici come l’autostrada Salerno-Reggio Calabria e la ricostruzione della rete fognaria dopo l’alluvione di Vibo. Ed è stata proprio questa società ad essere al centro delle intimidazioni dei Soriano, probabilmente per diversi anni.

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