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Sentenza della Consulta sul decreto tagli alla scuola
Nuovi spiragli sul riordino scolastico

Basilicata

Il verdetto della Corte costituzionale, dopo il ricorso delle Regioni, Basilicata compresa, assegna agli enti locali la competenza dell'organizzazione scolastica

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di SARA LORUSSO
POTENZA - La sentenza della Consulta sui tagli alla scuola stabilisce la competenza in materia degli enti locali
Nuovi spiragli sul riordino
Nel capoluogo «adesso si ripristini il piano approvato a viale Verrastro»
LA sentenza è la numero 200 della Corte costituzionale. E da Roma porta “novità” anche in terra lucana, dove, in tema di competenze scolastiche, la Regione, come altre nel Paese, ha fatto ricorso contro il decreto legge 112 del 2008, sui tagli, gli accorpamenti, l’organizzazione del sistema scolastico. La Consulta non ha accolto in “blocco” il ricorso, ma ha dichiarato incostituzionali due punti dell’articolo 64 che - lo riassume l’assessore regionale alla Formazione Antonio Autilio che subito, ieri, ha commentato con una nota - riguarda i «criteri, tempi e modalità per la determinazione e l’articolazione dell’azione di ridimensionamento della rete scolastica». Come «nel caso di chiusura o accorpamento degli istituti scolastici aventi sede nei piccoli comuni, lo Stato, le regioni e gli enti locali possono prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti». Per questa ultima casistica, la competenza deve restare degli enti locali. Intaccato - secondo la Consulta - l’articolo 117 della Costituzione «sulla potestà legislativa dello Stato e delle Regioni», prosegue Autilio convinto che oggi, «dopo la sentenza, per la Regione Basilicata si tratta di continuare il percorso avviato con l’approvazione del piano di dimensionamento scolastico che abbiamo da sempre considerato non un punto di arrivo quanto, piuttosto, un punto di partenza in vista di altri gravosi impegni che ci attendono». Il riferimento è ai nuovi tagli di direzioni scolastiche che si prospettano (vedi box a lato). Nel frattempo, però, a Potenza, l’orizzonte è diverso. La sentenza della Consulta sembra riaprire una vicenda che una recente sentenza del Tar di Basilicata aveva temporaneamente chiuso. Il riordino scolastico approvato dal consiglio regionale - dopo mesi di dibattito, polemiche, modifiche - lo scorso 17 marzo, era stato poi modificato dal direttore dell’Ufficio scolastico regionale per le previsioni che riguardano i comuni di Venosa e Potenza. Nel capoluogo, Franco Inglese, non aveva ritenuto accettabile la possibilità di cedere allo Stato le scuole materne comunali che già insistono in strutture in cui è presente una scuola elementare, né l’ipotesi di accorpamenti delle scuole che avevano portato alla definizione di diversi istituti comprensivi. Il comune aveva, allora, fatto ricorso al Tar, tra le polemiche e l’ira dell’ente e della consulta cittadina della scuola (l’organismo consultivo che comprende tutti gli attori del settore) che contestava da un lato il mancato rispetto dell’autonomia dell’ente regionale che aveva approvato in aula il provvedimento e, dall’altro la modifica «autoritaria» di un’organizzazione che la stessa città si era data negli istituti comprensivi. Il Tar, però, ha respinto la richiesta di sospensiva per bloccare l’applicazione del piano modificato.
La decisione della Consulta apre nuovi spiragli. «Chiederemo all’amministrazione, in ogni caso, di ricorrere al Consiglio di Stato - spiega Egidio Basile, vicepresidente della consulta cittadina della scuola - L’Usr ha disordinato l’impianto che ci eravamo collegialmente dati. Adesso, a guardare la sentenza della Corte costituzionale, non ci vorrà molto per rimettere ordine. L’operazione comunque comporterà costi pubblici, oltre che tempo. Su chi ricadranno se non sui cittadini?». Di sassolini, Basile ne ha anche altri. Ricorda che dopo le modifiche, ha scritto una lettera di richiesta di attenzione sul caso, indirizzata alla Presidenza della Repubblica, al governatore lucano, De Filippo, all’assessore Autilio e al presidente del consiglio regionale, Prospero De Franchi. «Solo dalla Presidenza della Repubblica ho ricevuto una risposta in cui si prometteva di valutare la situazione. Dagli altri, neanche la cortesia istituzionale di rispondere a un istituto partecipativo, come quelli riconosciuti dalla Costituzione, quale è la consulta cittadina». La Corte costituzionale «ha semplicemente dichiarato illegittimo ciò che va contro la legge, la competenza in materia di organizzazione del sistema scolastico è della Regione. Credo che adesso già da settembre prossimo sarà possibile mettere in piedi il piano varato, spero che la città venga ristorata del danno subito». Sollecitazioni sulle decisioni dell’Usr erano arrivate anche dal senatore del Pdl, Egidio Digilio che ha annunciato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione spiegando che le modifiche al piano hanno creato “non pochi malumori” tra cittadini, enti locali e sindacati. Poi, la valutazione complessiva. In fondo, «arriva finalmente un atto - fa eco il sindaco Santarsiero - che riconosce il ruolo e l’autonomia degli enti locali». Commenta la sentenza della Consulta consapevole che «il piano approvato, prima a Palazzo di città, poi dalla Regione, dopo un lungo iter concertativo delle parti sociali, era, per noi, un punto di arrivo di una riflessione tesa all’organizzazione del migliore modello scolastico per il territorio». Detto altrimenti, «un modo per rendere il territorio protagonista». Allora eccola la «migliore risposta» istituzionale che arriva dal Palazzo della Consulta «a chi pensa di poter imporre decisioni senza dialogo e concertazione». Anche questo, è un sassolino tolto.

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