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Missanello, quasi tutti i vigilantes a rischio per l'impianto d'acquedotto

Basilicata

Acquedotto Pugliese avrebbe deciso di sostituire la sorveglianza all'impianto di potabilizzazione con le telecamere Per dodici persone si prospetta licenziamento

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di FRANCESCA GRESIA
MISSANELLO - Non c’è storia, la condizione lavorativa dei 14 lavoratori del servizio di vigilanza presso l’impianto di potabilizzazione di Missanello, è destinata a peggiorare. Secondo il nuovo ordine di servizio, pervenuto nei giorni scorsi, dal 4 agosto il servizio di vigilanza sarà mantenuto solo per 8 ore notturne, contro le 24 ore al giorno odierne. E se per gran parte degli italiani gli inizi di agosto segneranno l’avvio delle vacanze, per ben 12 lavoratori su 14, quasi tutti in un’età superiore ai 50 anni, si prospetta il licenziamento. Quindici giorni per cercare una soluzione che possa impedire a coloro che da oltre vent’anni prestano servizio quali vigilanti all’impianto di potabilizzazione, di rimanere senza lavoro. Il testimone della partita che tutti sperano possa essere vinta ai calci di rigore, passa adesso agli organi provinciali e regionali, adeguatamente informati dell’accaduto e invitati ad agire. Dal canto suo il prefetto di Potenza, Luigi Riccio, sembra abbia richiesto garanzie all’Acquedotto Pugliese in merito al mantenimento della sicurezza dell’impianto e sia in attesa di risposta. In effetti, l’impianto di potabilizzazione è uno dei più grandi esistenti, serve gran parte della provincia di Matera, di Bari e Taranto, e già in passato in occasione di allarmismi, legati al terrorismo o alla guerra in Iraq, è stato più volte piantonato perché considerato un obiettivo sensibile. Tutto ha avuto inizio nella metà di maggio quando ha raccontato un dipendente che vuole rimanere anonimo: «Ci è stata quasi imposta la decisione di voler sostituire il presidio di vigilanza con un sistema di videosorveglianza con pattugliamento occasionale. Dico quasi imposta perché qualora non avessimo accettato, a quanto pare l’Acquedotto Pugliese avrebbe fatto capo a una clausola del contratto che con 30 giorni di preavviso ci avrebbe licenziato». E’ stata così effettuata una controproposta per mantenere in piedi almeno 243 ore lavorative che corrispondono a un lavoratore di 173 ore e un secondo di appena 70 ore al mese, e questo diventerebbe la nuova realtà. Eppure secondo la legge, per la posa in essere della videosorveglianza sarebbero necessari l’adsl e un sito dedicato su internet, requisiti che a quanto pare non sono presenti. Come afferma in un comunicato stampa, Enzo Florestano della Uiltucs Uil, «sostituire il servizio di Guardie giurate con le “telecamere” può risultare deleterio per la sicurezza del sito e della salute dei cittadini. Come facilmente è intuibile, un qualunque malintenzionato potrebbe addentrarsi, debitamente camuffato, facilmente all’interno dell’impianto, sito in aperta campagna, e arrecare danni irreversibili per l’intera comunità». Nell’impianto, infatti, sono comunque conservati acidi e prodotti che usati in maniera poco appropriata potrebbero arrecare danni innumerevoli. Tanto il malcontento delle guardie, come afferma Vincenzo Mastrosimone: «In questi giorni più volte si è ripetuto che noi stiamo bene e che bisogna aiutare l’Africa, ma se continuiamo in questo modo saremo noi a fare la fine dell’Africa». Alla sua dichiarazione di aggiunge quella di Antonio Palmira: «E’ inammissibile che una regione come la nostra ricca di liquidi come l’acqua e il petrolio debba essere considerata una regione povera. Le nostre risorse fanno la fortuna degli altri mentre da noi regna la disoccupazione e il malessere. La ricchezza è nostra e ci vuole rispetto per le ricchezze e per i suoi proprietari, se fossimo stati in un’altra Regione, avrebbero fatto tanto la voce grossa coloro che sono anche debitori di denaro nei confronti della nostra Regione proprio in virtù di quell’acqua che noi gli forniamo?».

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