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La "nuova" pista a Piani del Mattino

Basilicata

A Potenza, sull'area del progetto bocciato dall'Enac, sorgerà una zona per la Protezione civile, compreso lo spazio per il decollo. Santarsiero: «Ma è tutta un'altra cosa»

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di SARA LORUSSOPOTENZA - Era il grande sogno di molti. Per altri solo una probabile soluzione al pendolarismo complicato dei collegamenti viari non sempre “veloci” della Basilicata. E chi immaginava l’aeroporto nel capoluogo, si diceva sicuro che fosse la scelta migliore per il decollo, non solo metaforico, della viabilità regionale. Di aeroporto ogni tanto si torna a parlare, con prospettiva o dissenso, a seconda della parti. Al progetto di Piani del Mattino, anni fa, l’Enac ha opposto un rifiuto deciso. Oggi, quella stessa zona è stata destinata - con uno degli ultimo provvedimenti della scorsa legislatura - ad area di Protezione civile. Pista compresa. Ma che cosa è diverso questa volta? «Di diverso c’è che quella che andremo ad attrezzare è un’area di Protezione civile - spiega il sindaco Santarsiero - che avrà una pista di emergenza non superiore ai mille metri di lunghezza. Sarà una pista che permetterà decolli e atterraggi solo ad aerei leggeri, non di linea, per la Protezione civile o per i militari. Ovvero - prosegue Santarsiero - una soluzione che non deve fare i conti con le normative e i parametri per gli aerei di linea o i charter. Magari potrebbe essere usata dai militari a cui ho proposto di delocalizzare in un’area attigua la Caserma Lucania». Allora, la nuova pista «non ha nulla a che vedere con quel vecchio progetto che fu bocciato dall’Enac. Se fosse stato possibile, avrei fatto ogni passaggio utile per realizzare quell’aeroporto. Nel frattempo, rischiavamo di perdere i finanziamenti» che sono stati dirottati sul Nodo complesso del Gallitello. E adesso? «Ora - ecco un impegno - una volta che l’area, anche d’accordo con la Regione, è stata individuata, va al più presto attrezzata e resa operativa».
Quanto al vecchio progetto, il 24 marzo del 2005 l’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) invia al comune di Potenza una nota con cui spiega di aver portato a termine l’analisi dello studio di fattibilità dell’Aeroporto civile della Basilicata, proposto proprio dall’ente. Le conclusioni a cui è giunta l’Enac spiegano che «sotto il profilo operativo e infrastrutturale lo studio evidenzia rilevanti e difficilmente superabili non conformità della struttura aeroportuale ipotizzata rispetto al regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti; in particolare tali non conformità sono relative all’ubicazione del sito aeroportuale con un coefficiente di utilizzazione, collegato all’orientamento della pista, inferiore alle previsioni» regolamentari, oltre che «alla presenza di ostacoli non rimovibili che forano la superficie di avvicinamento strumentale».
Ma ce ne è anche per il profilo economico secondo cui «è sovrastimata la valutazione di sviluppo del traffico e gli elementi di natura economica non appaiono giustificare, in termini economici, la gestione dell’aeroporto se non con l’apporto di un cospicuo contributo pubblico». Ecco perché l’analisi e i risultati dello studio di fattibilità non consentirono all’Enac «di esprimere parere favorevole alla realizzazione dell’aeroporto della Basilicata nel sito prescelto, in particolare per le negative valutazioni circa la compatibilità aeronautica della struttura aeroportuale proposta e della sua utilizzazione operativa».
Passano pochi giorni e il comune richiede analisi dettagliata sulla risposta. Lì si ripercorrono le tappe di una storia che parte nel gennaio 2000 quando la Regione Basilicata stipula un Accordo quadro con il ministero del Tesoro e quello dei Trasporti per il potenziamento della mobilità regionale. Risale al 29 dicembre 2003, da parte del ministero ai Trasporti, l’invio all’Enac dello studio di fattibilità redatto su incarico del comune e lo studio su eventuali ipotesi progettuali alternative redatto nel 2002 su incarico della Regione Basilicata (fondi Cipe del 1999). Secondo l’Enac dall’analisi degli studi si evidenzia come «non esista un sito ottimale per la realizzazione dell’aeroporto regionale individuando come soluzione migliore tra le alternative possibili, definito second best, il sito di Piani del Mattino». Nell’ambito dei fondi Cipe stanziati nel 2003 per le aree sotto utillizate la Regione Basilicata ha deciso di stanziare 36 milioni di euro (una compartecipazione tra vari enti). L’accordo economico arriva nel 2002 quando il sindaco di Potenza, Gaetano Fierro e il presidente della Regiona, Filippo Bubbico, sottoscrivono il Piano integrato di sviluppo urbano della città inserito nei Por 2000-2006.
Ma nella relazione di risultanza sullo studio di fattibilità degli enti locali, l’Enac spiega che le proiezioni sulla domanda sono state calcolate secondo un’indicazione di massima e non attraverso un modello «trasportistico che ne avrebbe maggiormente sostenuto e giustificato l’attendibilitùà». Lo studio, complessivamente, stimava una domanda variabile tra i 177 mila e i 380 mila passeggeri all’anno nel breve periodo. Ma i dubbi dell’Enac riguardano anche dati strutturali. La pista è stata ipotizzata a un’altitudine di 880 metri sul livello del mare «con un coefficiente di utilizzazione anemometrico (in relazione al vento, ndr) pari all’85 per cento, sotto il livello minimo richiesto di 95 per cento». La contestazione dell’Enac prosegue con la spiegazione che i dati fanno capo a una rilevazione di una stazione vicina alla città di Potenza. Ma la localizzazione della pista - sostiene l’Enac - è situata a una quota altimetrica superiore rispetto a quello della stazione di rilevamento e dunque il coefficiente sarebbe ancora «peggiore rispetto all’87 per cento». Problemi anche sulla superficie di avvicinamento che non sarebbe adeguata ai parametri del regolamento. Ancora, l’area di sicurezza prevista, 90 per 60 metri, è inferiore a quella regolamentare di lunghezza pari ad almeno 240 metri. Così, le «non conformità» rilevate dall’Enac fanno «ritenere non adeguato il sito di Piani del Mattino».
«Dagli elementi presenti nello studio la valutazione dis viluppo dle traffico appare sovrastimata». E dunque si evidenziano «dubbi sulla capacità di coprire i costi di gestione previsti, se non con l’apporto di contributo pubblico, con ricavi deriventi da un traffico inferiore a quello stimato».

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