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Caso Antonio De Marco di Rotonda: tra pene condonate e assoluzioni

Basilicata

Il ragazzo è morto il 15 luglio 2004, dopo aver girato diversi ospedali, a seguito di una setticemia esplosa da un ascesso dentario

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di FRANCESCO ZACCARA «Non mi fermerò certamente qui. La sentenza non è andata come ci aspettavamo. Di cinque medici rinviati a giudizio il giudice ne ha condannato solo tre e due li ha ritenuti non colpevoli. Noi con gli avvocati leggeremo le motivazioni per vedere come procedere». E' lo sfogo disperato del padre di Antonio De Marco, il giovane di Rotonda che ha perso la vita il 15 luglio del 2004, all'ospedale di Lagonegro, per le complicazioni di una setticemia esplosa da un ascesso dentario alcuni giorni prima. Il giudice del Tribunale di Lagonegro, Claudio Scorza, ieri mattina, ha condannato ad 1 anno e 8 mesi Tommaso Ferrari, Maria Stumpo e Nicola Peccerillo. Mentre ha assolto per non aver commesso il fatto il dentista di Rotonda Vincenzo Guida e Federico Cava. Per il padre, costituitosi parte civile insieme alla moglie e la figlia e difesi dagli avvocati Paola Cagossi e Loredana Carnevale, la sentenza «non ha risposto» ad un caso di «cattiva sanità» che ha avuto come tragica conseguenza la morte del giovane figlio. All'epoca dei fatti, Ferrari era in servizio presso il pronto soccorso dell'Ospedale di Castrovillari, Cava presso la Clinica “San Luca” di Praia a Mare, Stumpo presso il nosocomio di Praia a Mare e Peccerillo al Pronto Soccorso dell'ospedale di Mormanno. Il calvario del giovane Rotondese comincia la mattina del 9 luglio quando lamentando mal di denti da diversi giorni si rivolge al pronto soccorso di Castrovillari. Quindi alla guardia medica di Rotonda, al suo dentista di Rotonda, alla Clinica odontostomatologica “San Luca” e all'Ospedale di Praia a Mare, e infine all'ospedale di Lagonegro dove però il ragazzo arriva quando l'infezione si era ormai propagata fino ad interessare diversi organi vitali. I 5, rinviati a giudizio per concorso in omicidio colposo, erano accusati di aver agito con negligenza trascurando di praticare il trattamento necessario alla patologia presentata dal paziente. Il ragazzo era stato curato con antibiotici, ma nessuno dei medici aveva provveduto ad incidere o prescrivere l'incisione dell'ascesso dentario. «Sono molto, molto deluso - conclude De Marco - Avrei voluto che almeno questi professionisti fossero sospesi. Adesso voglio andare avanti. Ho intenzione di scrivere al Ministro di Grazia e Giustizia». «Si può morire per un ascesso dentario?» si chiede ancora Domenico De Marco per cui oltre al dolore di aver perso un figlio diciottenne, che aveva da pochi giorni conseguito il diploma di perito chimico, perdura anche il rimpianto di non averlo portato altrove. «Sono convinto che se avessi portato mio figlio in un altro posto, ora sarebbe vivo». Per i tre medici la pena è stata condonata secondo la legge 241/2006. La parte civile, intanto, presenterà appello verso i due assolti.

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