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'Ndrangheta, sequestrati beni nel Cosentino

Basilicata

Beni immobili per un valore di 25 milioni di euro sono stati sequestrati stamani durante di una operazione della Guardia di Finanza

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La Guardia di Finanza ha sequestrato, nel Cosentino, beni per un ammontare stimato in oltre 25 milioni di euro. Le attività e i beni sequestrati sarebbero riconducibili a due noti esponenti di 'ndrangheta del coriglianese, Maurizio Barilari, 40 anni, e Fabio Falbo, 37 anni, entrambi recentemente arrestati per concorso in omicidio volontario ed associazione per delinquere di stampo mafioso nell’ambito dell’operazione Timpone Rosso, eseguita dal Ros dei Carabinieri.
L’operazione scaturisce da una vasta attività investigativa, delegata al Gico della Guardia di Finanza di Catanzaro ed al Servizio centrale investigazioni sulla criminalità organizzata di Roma dal procuratore della Repubblica di Catanzaro, Vincenzo Lombardo, e dal pubblico ministero della Ddda Vincenzo Luberto. Le investigazioni di carattere economico-patrimoniale, eseguite con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali e di dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, hanno portato al sequestro di un cospicuo patrimonio immobiliare, costituito da terreni e fabbricati, attività economiche nel settore della vendita e noleggio di videocassette, della commercializzazione di auto di lusso e della fornitura di materiali inerti e per l’edilizia.
Tra i beni sequestrati spiccano automobili di prestigio, come Bmw, Audi, Mercedes, Jaguar, Lamborghini, ma anche ville di lusso, sfarzosamente arredate, e terreni oggetto di importanti investimenti edilizi. Denunciate anche 9 persone, ritenute prestanome dei due arrestati. Per la prima volta, in tale ambito, ha trovato applicazione una norma recentemente introdotta nella legislazione antimafia dal cosiddetto «pacchetto sicurezza», che consente di sottoporre a sequestro beni di valore equivalente ad altri cespiti ritenuti frutto di attività illecite, nel caso in cui gli stessi vengano fraudolentemente ceduti a terzi che siano in buona fede, come spiegato in conferenza stampa dal colonnello Giovanni Castrignanò, comandante del nucleo di polizia tributaria di Catanzaro.

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