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Il corvo, il lupo e Guarino

Basilicata

L'indagine porta anche agli ambienti della mala potentina. L'imprenditore inconta Cossidente

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di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - Non ha mai nascosto di avere conoscenze negli ambienti della criminalità organizzata. Ogni tanto gli mandavano un dipendente da assumere e qualche volta doveva prestare la sua auto. Però non ha mai avuto problemi sui cantieri. I suoi unici problemi sono legati ai soldi: al giro d'usura ricostruito dai carabinieri del Ros di Potenza e dal pm Henry John Woodcock e svelato dal Quotidiano in esclusiva nei giorni scorsi. I suoi problemi hanno nomi e cognomi. Si chiamano: Renato Martorano, per gli investigatori il massimo esponente della 'ndrangheta in Basilicata, Vito Gargiulo, l'imprenditore sospettato di essere la “testa di legno” di un gruppo di camorristi che cercava di infiltrarsi nel sistema degli appalti in Basilicata, Francesco Vena, il direttore di una filiale di Potenza di Banca Intesa che gli avrebbe prestato 700 mila euro, e qualcuno soprannominato «il corvo».
Carmine Guarino, 55 anni, imprenditore usurato, ne parla a telefono con Gigino Postiglione, 60 anni di Pignola. I due sono stati indagati nella maxinchiesta “Iena due”, quella sui rapporti tra mafia e politica. E i loro contatti sono continuati anche dopo. Le loro telefonate sono finite nel rapporto dei carabinieri del Ros sulle infiltrazioni della camorra in Basilicata. Gigino chiama Carmine e gli chiede se un certo Michele l'ha già chiamato per dirgli «una cosa».
Guarino risponde di «sì». Dice che il piacere glielo farà «domani sera». Gigino gli fa notare che lui l'indomani non ci sarà. E Guarino replica: «E io con te che devo fare?». Gigino precisa: «Con me? Ci sono io per mezzo. Te la devi sempre fare con me, Carminu'...». Guarino risponde: «Eh... fammi vedere... fammi vedere con il corvo... e lo faccio io, così, come dice lui. Fammi chiamare dal corvo, dai».
Poi però, qualche volta, Guarino fa anche il duro. E' a telefono con un rivenditore di auto usate che vanta dei crediti con Postiglione. Guarino dice: «Vuoi che lo chiami io? Gigino Postiglione sappiamo chi è... però i soldi te li deve dare... se non ti dà i soldi, poi, mi incazzo io. Quello che non ha avuto l'altra volta lo ha adesso...». Con Postiglione è arrabbiato. Lo dice in modo chiaro a Massimo Blasi, un altro imprenditore finito dietro le sbarre. Il giorno prima del suo matrimonio i carabinieri del Ros bussarono alla sua porta con un'ordinanza di custodia cautelare. Ora parla a telefono con Guarino di Postiglione. Gli ricorda che il rivenditore d'auto «è in attesa di ricevere il lupo». Secondo gli investigatori «il lupo» è Postiglione. Guarino gli risponde: «Con lui non ho niente da dividere, avanzavo tre mila euro... ma ora è tornato l'assegno indietro e Postiglione l'ha dato a me... compa', fammi stare zitto...». Poi c'è un incontro. Gli investigatori lo giudicano «di rilevante interesse operativo». Organizza tutto Michele Saluzzi, col quale secondo i carabinieri del Ros Guarino intrattiene rapporti «di natura illecita». I due si sentono e Saluzzi dice di aver procurato «quelle cose per gli amici...». L'appuntamento è alle undici in via Palmanova a Potenza. Il maresciallo Michele Ciriello, comandante del Raggruppamento operativo speciale, dispone un servizio di Ocp, letteralmente «osservazione, controllo e pedinamento». Guarino è già lì quando arriva la Mini cooper di Saluzzi.
Una Fiat 500 si aggira nei paraggi, secondo gli investigatori «per depistare».
A bordo c'è Tonino Cossidente, considerato uno dei boss della famiglia dei basilischi, indagato anche nell'inchiesta “Calcio connection”. Scende dalla 500 e si avvicina a Guarino. I due vanno via a piedi. La 500 e la Mini cooper si allontanano, «per non attirare l'attenzione», scrivono i carabinieri. Non c'è traccia di cosa si siano detti i due. Né gli investigatori sono riusciti a captare qualche telefonata. Agli atti resta quell'incontro, descritto nella relazione dell'Ocp.
f.amendolara@luedi.it
(5. Continua)

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