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Dotazione impiantistica sportiva, Calabria quintultima

Basilicata

I dati illustrati al corso di formazione su «Ordinamento sportivo e legislazione sportiva nazionale» tenuto da Michele Barbone, componente la Giunta nazionale del Coni

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«La Calabria è al quintultimo posto in quanto a dotazione di impiantistica sportiva». Questo è uno dei dati, resi noti durante il corso di formazione su «Ordinamento sportivo e legislazione sportiva nazionale» tenuto da Michele Barbone, componente la Giunta nazionale del Coni, presidente della Scuola regionale dello sport della Puglia e docente alla Scuola nazionale della sport, svoltosi al circolo «Rocco Polimeni» di Reggio Calabria.
«L'incontro – è scritto in una nota – promosso dal presidente del Comitato regionale calabro del Coni, Mimmo Praticò, era rivolto alla classe dirigente del Coni Calabria e rientra in un programma di approfondimento degli argomenti del 'Corso di formazione per l’area manageriale', tenutosi a Roma, alla Scuola nazionale dello sport, dal 13 al 15 giugno scorsi».
Il corso romano, che si concluderà a settembre, sta preparando i futuri docenti della Scuola regionale dello sport della Calabria.
La Scuola nazionale dello sport è una struttura del Coni-Servizi che si occupa di formazione, aggiornamento e specializzazione, ed è rivolta alle figure professionali (tecnici e dirigenti) delle federazioni e delle discipline sportive associate e delle Scuole regionali dello sport.
«Abbiamo avvertito l’esigenza di offrire ai nostri futuri docenti – ha sostenuto Praticò – una preparazione superiore in materia sportiva. La Calabria, terra che ama lo sport, deve poter usufruire delle migliori e più innovative ricerche in materia. Verranno prossimamente approfonditi anche gli aspetti fiscali e tributari e quelli legati alla comunicazione».
Il corso di Barbone ha previsto lo studio e l’analisi dei rapporti prodotti dal Censis sull'attività sportiva in Italia da cui è emerso che «gli italiani che non praticano sport nella loro vita, sono di natura soggettiva o oggettiva. Nel primo caso i sedentari sono dovuti al poco tempo da dedicare allo sport o legati alla disponibilità economica. I motivi oggettivi sono prevalentemente dovuti alle carenze quantitative e qualitative dell’impiantistica sportiva».
«Differenze di natura geografica – conclude il comunicato – evidenziano la netta differenza di praticanti tra Nord (30%) e Sud (14%). Da Roma in su esistono 354 impianti sportivi per ogni centomila abitanti contro i 150 nel Mezzogiorno».

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