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Le mani di Citarella sui mondiali di nuoto

Basilicata

L'imprenditore di Nocera Inferiore stava organizzando una cordata per partecipare all'appalto per una delle opere in vista dei mondiali di nuoto di Roma

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di LEO AMATO
e FABIO AMENDOLARA
POTENZA - L’appalto è di quelli che fanno gola a qualsiasi imprenditore. «Una cosa del Coni, molto interessante». Così la definiscono due costruttori a telefono. Un uomo e una donna. Lui è Giovanni Citarella, patron della Nocerina calcio e di una serie di società che controlla grazie a «prestanome». Lei è Marisa Cristante, si occupa di costruzioni stradali e sostiene di avere gli amici giusti al posto giusto per quell’appalto. Il sostituto procuratore anglonapoletano Henry John Woodcock sta indagando su un imprenditore di Vaglio e sui suoi legami con il costruttore di Nocera Inferiore. Il costruttore è in contatto con l’ impresa di Roma, la “Di Mario strade” con cui ha messo in piedi un consorzio per partecipare alle gare d’appalto di importo superiore ai 20 milioni di euro. E’ un’inchiesta sulle infiltrazioni della camorra in Basilicata, figlia di un’altra che aveva fatto molto scalpore nel novembre del 2004 (“Iena due”, maxinchiesta sui rapporti tra mafia e politica). Nel gennaio del 2006 prende una piega che non ci si aspetta. L’imprenditore di Nocera Citarella è al telefono con Marisa Crisante. I due discutono di una serie di questioni e i carabinieri del Ros annotano «le frasi criptiche e depistanti». A un certo punto Marisa Crisante si ricorda di una cosa importante da dire all’amico campano: «Aspe’, Giova’. dobbiamo parlare di un’altra cosa. Una cosa del Coni molto interessante.». Si risentono al telefono la settimana dopo. Nell’informativa dei carabinieri del Ros - che il Quotidiano ha potuto vedere in esclusiva - è riportato un sunto della conversazione. La donna riferisce a Citarella che un soggetto misterioso chiamato “il professore” le ha «proposto di partecipare ad alcune gare d’appalto del “Comitato olimpico del nuoto”, per il 2009 a Roma, dato che può contare sull’appoggio interno di un sedicente - stando a quanto è scritto nell’informativa - “commissario”, e di Pescante - che gli investigatori identificano nel deputato Mario Pescante, già segretario del Coni, e a quei tempi sottosegretario ai Beni culturali e lo sport del secondo governo presieduto da Berlusconi - evidenziandogli le intenzioni dello stesso “professore”, che è interessato a partecipare alla fase progettuale». Un trucco che gli avrebbe permesso «di rimanere poi coinvolto nell’affare per intero». “Il professore”, secondo i carabinieri del Ros, avrebbe «provveduto anche per l’intimo amico, che sarebbe “il commissario”, che a suo dire non può apparire nella gara». La donna racconta il suo incontro con il professore a telefono: «...ci sta il commissario che è un amico intimo suo, compreso Pescante. sai che commissari non possono fare le gare? A parte che non c’hanno i soldi. poi ti spiego il meccanismo quando vieni a Roma. Io gli ho detto che ci sto e che parlavo con il mio socio. Dico: “Ci sta pure lui perché quello che stai a proporre è una grande cosa.” E lui dice: “Però io partecipo con tutta la progettazione, voglio rimanere dentro pure io.” E io gli ho detto: “E che problema c’è. una cosa del genere. non abbiamo problemi”». Poi invita l’amico: «Ci dobbiamo vedere, perché se tu mi dici quando vieni io ti faccio trovare pure il professore, perché la cosa, Giova’, è una cosa che ci addrizzerebbero le ossa a tutti quanti». Citarella commenta: «Ne abbiamo proprio bisogno». Quale sia l’appalto di cui parlano non è noto. Il piano iniziale comprendeva dieci opere, tra impianti natatori e opere per la viabilità. Tra tutti spiccava il monumentale progetto della Città dello Sport di Tor Vergata, il mega-impianto firmato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava che avrebbe dovuto ospitare il maggior numero delle gare. Accolto da molti con entusiasmo, soprattutto per la rivalutazione urbanistica di quella particolare area della città, il progetto è stato definitivamente accantonato a inizio 2009 a causa dei ritardi dovuti principalmente alla mancanza di fondi e il sindaco Gianni Alemanno, poco dopo il suo insedimento, decide di mettere da parte il progetto, almeno per il momento. Gli organizzatori decidono così di concentrare le gare al Foro Italico, dove intanto procedono le “opere di manutenzione straordinaria delle piscine”, finanziate dalla Coni Servizi Spa. Il commissario speciale incaricato nel 2005 dal governo Berlusconi per l’organizzazione dei mondiali di nuoto a Roma è l’ingegnere Angelo Balducci, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici. E’ lo stesso incaricato per il G8 che doveva svolgersi alla Maddalena, e un anno fa è stato sostituito con Claudio Rinaldi. Ha fatto in tempo ad assegnare tutti i maggiori appalti e nel mese di dicembre dell’anno scorso è finito al centro di un’inchiesta giornalistica dell’Espresso per i suoi rapporti con l’impresa che si è aggiudicata la gran parte delle opere in entrambi i casi. La famiglia Anemone è la titolare della Tecno-cos, che è la ditta che ha realizzato l’ammodernamento del Foro Italico: un affare da 22 milioni di euro, più una serie di costruzioni alla Maddalena. Sembra che il figlio sia tra i soci di uno dei centri sportivi privati beneficiati dai generosi fondi pubblici erogati in occasione dei mondiali. E la moglie sia in rapporti con la moglie di Diego Anemone in una casa di produzioni cinematografiche, anche se lui, Angelo Balducci, smentisce. A ben vedere tra i vincitori delle gare per i Mondiali ci sono altre vecchie conoscenze del pm Henry John Wooodcock. Uno tra i tanti è Roberto Petrassi, che ha vinto il bando da dieci milioni di euro per il polo natatorio di Pietralata, già implicato nell’inchiesta soprannominata “Vipgate”. Era diventato celebre per una massima indelebile, e all’Espresso se lo ricordano proprio così: «O ti chiami ladro o ti chiami poveraccio, sono due le cose. Noi abbiamo una forma di rubare che è autorizzata sotto certi casi, e quegli altri sono ladri perché rubano le mele al mercato e vanno in galera. io in galera non ci sono andato, né sono stato incriminato, perché le cose sono abituato a farle bene».
(6. Continua)

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