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Giovane di origini stiglianesi annega nel fiume Adda

Basilicata

Giuseppe Cifarelli, 29 anni, risiedeva da tempo a Peschiera

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E’originario di Stigliano l'altra vittima del fiume Adda. Domenica mattina Giuseppe Cifarelli, 29 anni, domiciliato a Peschiera, si trovava lungo il fiume in località Bocchi. Da giorni sembra che l’acqua limpida del fiume lombardo sia fatta apposta per attirare i bagnanti oppressi dal caldo della pianura e poi ingoiarli nei suoi vortici. Giuseppe abitava a Peschiera e aveva deciso di passare la domenica in riva al fiume, con un gruppo di amici. Proprio sull'isolotto sopra la cascata. Pensava di rilassarsi, divertirsi e farsi riempire dal sole estivo. È filato tutto liscio, le chiacchiere con i compagni, il silenzio della natura, fino a quando, intorno alle 17.30 ha deciso di fare un bagno con un'amica coetanea. Abitano nello stesso palazzo, a Peschiera, e ieri si sono tuffati. Lì l'acqua non è tanto profonda, ma la cascata genera vortici e correnti. Forse i due amici non ne erano consapevoli e non avevano grande dimestichezza con l'acqua.
Hanno incominciato a nuotare, ma quando il giovane si è reso conto che non toccava il fondo si è fatto prendere dal panico. La corrente era forte. Ha incominciato ad annaspare nel fiume. L'amica voleva trascinarlo sulle rocce vicine, ma ha rischiato di finire sotto anche lei.
Allora si è accorta di essere impotente. Ha incominciato a gridare aiuto, agitare le mani per attirare l'attenzione. Giuseppe emergeva e subito veniva inghiottito di nuovo. Dall'altro lato un 19enne ha assistito alla scena. Si è buttato e ha salvato la ragazza. Per il giovane stiglianese, invece, non c'è stato nulla fare. Gli amici, gli altri bagnanti, lo vedevano sul fondo, ma non potevano tuffarsi. Hanno chiamato i carabinieri e i vigili del fuoco. Sono stati questi ultimi, dopo due ore di ricerche a riportare a galla il corpo dell'uomo. Ma gli operatori del 118 non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. Non è stata un'impresa facile per la squadra dei vigili del fuoco. Lì la riva è alta e far scendere nell'acqua il gommone di grandi dimensioni è faticoso. Hanno fatto una ricerca a vista, seguendo le indicazioni di chi l'aveva visto. Dopo un paio d'ore l'hanno trovato, dove l'acqua è profonda due metri; l'hanno tenuto sott'acqua per portarlo fuori, reggendolo per la mano e i piedi, fino a quando sono riusciti a farlo riemergere. Ma per lui, ovviamente, non c'era più nulla da fare. Ad operare sul caso, sentendo gli amici e i testimoni, per ricostruire la giornata del giovane, fino al momento della tragedia, i carabinieri del comando di Lodi. Dopo la dichiarazione di morte per annegamento da parte del 118 di Lodi, la salma è stata consegnata ai genitori. La ragazza che ha vissuto i momenti clou della tragedia con Giuseppe, è stata portata, sotto choc al Pronto Soccorso dell'ospedale Maggiore. I lodigiani dicono che nel giorno (o nella settimana?) di Santa Maddalena, non bisogna tuffarsi nel fiume. E probabilmente, chissà, hanno ragione. Ma quella di località Bocchi è stata ormai definita dalla gente del posto “la spiaggia maledetta”. Dal 2001 ad oggi, si sono verificati almeno altri tre annegamenti: a giugno del 2001 ci ha lasciato la vita un operaio albanese di Paullo di 24 anni. Due mesi più tardi la stessa fine è toccata a un equadoregno 23enne, mentre nel 2003 è annegato un filippino di quarant'anni. Ma la memoria storica degli annegamenti, c'è da giurarlo, è molto più lunga.

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