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Intervista al nuovo rettore Fiorentino: «Il mio programma per l'università»

Basilicata

Le iniziative, gli impegni e le analisi del neoeletto. «Attraverso l’università si valorizza il potenziale sviluppo di questa Regione»

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di IRANNA DE MEO
E’ andato bene il primo giorno da rettore. Il telefono bollente e una nuova sfida da affrontare per Mauro Fiorentino eletto lunedì sera. Lo abbiamo incontrato nel suo studio, alla facoltà di Ingegneria dove dal 2002 è preside, alle prese con tanti nuovi impegni. Un rettore comunicativo che già in campagna elettorale ha sperimentato la forma del blog (http://fiorentinomauro.blogspot.com) per fare conoscere i programmi. Un modo per comunicare utilizzando gli strumenti dei giovani, come blog e facebook? Tutte le forme di comunicazione vanno bene. Questi momenti servono per crescere insieme ai giovani. Qual è il primo impegno da affrontare, pensando soprattutto al decreto ministeriale 270/2004 che prevede entro il prossimo anno accademico di trasformate l’offerta didattica e non solo? Da noi rispetto agli altri atenei la situazione è particolare perché c’è il passaggio da piccola a media università. Le due sedi di Potenza e Matera sono un progetto condiviso con la Regione che è partito prima che il Ministero decidesse la contrazione delle università pubbliche. Noi dobbiamo riuscire a mantenere questo progetto o al massimo modificarlo il meno possibile. Il primo problema è far comprendere che ci sono delle specificità lucane che meritano di essere riconosciute a livello governativo. L’altro problema è all’interno. Dobbiamo cercare di trovare soluzioni rispetto alle competenze presenti in ateneo e rispettose degli studenti in termini di occupabilità, qualità della didattica e della ricerca, soddisfazione nei rapporti con i docenti e la possibilità di offrire servizi. Nel suo programma elettorale, parla di un potenziamento della sede materana. In che termini? Il potenziamento strutturale è in corso da anni. Non è facile la presenza su due sedi e, anche questo stato era stato messo in discussione da alcuni decreti ministeriali. Su quella sede ci sono corsi di Architettura e Agraria che devono trovare una collocazione stabile. A Matera è un problema di servizi e di finanziamenti dedicati. Oggi grazie all’impegno di Tamburro c’è una sensibilità più alta rispetto al potenziale di quella sede. L’altro aspetto è quello dei servizi che è più complicato perché c’è bisogno di aiuti da dedicare al personale. Si deve trovare una condivisione complessiva anche con quegli enti più vicini a noi. Un programma scandito da tappe: a 60 giorni e a 300. E il futuro? Le urgenze sono note. Siamo a fine mandato. Già le azioni a 300 giorni si legano alla stesura del bilancio di previsione dove si devono indicare le scelte strategiche. Nei 300 giorni c’è anche la scadenza per l’ invio al Ministero dell’ordinamento dei corsi. E più in là spero di rappresentare quello che metto a disposizione come idee. Come immagina la sua università? Un’università che forte del sostegno regionale, può aprirsi a reti accademiche e diventare un polo di attrazione per il bacino del Mediterraneo. Attraverso l’università si valorizza il potenziale sviluppo di questa Regione, l’unica al sud che ha ancora ampi margini per riqualificare l’intero Mezzogiorno. È una Regione che ha qualità ambientali e sociali che la pongono un gradino più in alto delle altre. Il ruolo dell’università è quello di una finestra sul mondo, di rinnovare saperi e diffonderli. Mi auguro che le amministrazioni locali e centrali colgano questo concetto. Tamburro era il rettore amato dagli studenti. E Mauro Fiorentino come sarà? E’ difficile cogliere questa eredità, di una figura sia sotto il profilo umano che scientifico molto alto. Io penso di essere una generazione di mezzo che sente ancora gli studenti vicino a se. Sono una buona transizione. L’impegno c’è e poi con loro vivo anche molte esperienze di collaborazioni. E la ricerca dove la colloca? Università e ricerca sono un binomio assoluto. Non c’è ricerca senza qualità e non c’è buona ricerca senza un sistema di valutazione rigoroso. La ricerca è fatta da buoni ricercatori, da investimenti in laboratorio. E in questi anni abbiamo assunto giovani ricercatori, investendo sui giovani, ma oggi bisogna saper comunicare che si sta facendo ricerca. Per volontà di Tamburo sono state avviate due iniziative: l’anagrafe della ricerca e l’osservatorio senza i quali non avremmo nemmeno gli elementi conoscitivi di base. Il mio impegno assoluto è di sostenere queste iniziative. Da preside a rettore. Quanto Le servirà la sua esperienza? Tutte le esperienze sono utili e soprattutto il ruolo di segretario della giunta della conferenza dei presidi che mi ha inserito in processi di coordinamento importanti.

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