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Cosenza: sequestrati migliaia di reperti archeologici

Basilicata

Un'operazione legata al sequestro di reperti archeologici è scattata questa mattina. Sequestrati anche oggetti per l’esecuzione di scavi archeologici clandestini

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Sono oltre 13 mila i reperti archeologici, alcuni dei quali risalenti al quarto-quinto secondo avanti Cristo, sequestrati dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Cosenza nel corso di 48 perquisizioni effettuate in varie regioni.
Tra i beni sequestrati, che hanno un valore stimato di circa tre milioni di euro, figurano monete antiche in oro, argento e bronzo, alcune delle quali estremamente rare e preziose, vasellame di epoca greco-romana, antichi monili, unguentari, tessere di mosaico romano, ampolle in pasta vitrea, colonnine e capitelli con decorazioni in bassorilievo, databili in un periodo compreso tra il quarto-quinto secolo avanti Cristo ed il dodicesimo-quattordicesimo dopo Cristo. Alcuni dei reperti provenivano da attività di scavo illegale operato nel territorio calabrese.
Nel corso dell’operazione, denominata «Acheoweb» sono stati sequestrati anche reperti archeologici provenienti dall’America Latina e cinque metal detector. Le indagini, coordinate dal pm di Lamezia Terme Elio Romano, sono partite nel novembre dello scorso anno dopo controlli su siti internet ed in particolare sul sito e-bay e si sono concentrate su un incensurato residente a Lamezia Terme, trovato in possesso di decine di beni archeologici e di un metal detector. L’analisi dei tabulati telematici delle operazioni di vendita dell’indagato ha consentito di individuare e localizzare l'intera rete degli acquirenti via web sparsa sul territorio nazionale. Alle indagini ha collaborato lo stesso sito e-bay.
Le perquisizioni sono state fatte in Calabria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Sardegna, Liguria, Marche, Umbria, Toscana, Sicilia, Basilicata, Lazio, Umbria e Puglia.

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