Salta al contenuto principale

Lamezia: Alla base dell'omicidio Amendola,
l'acquisto di una pistola

Basilicata

I dettagli dell’operazione 'Quinto comandamento', sono stati resi noti stamane nel corso di una conferenza stampa

Tempo di lettura: 
1 minuto 37 secondi

L'acquisto di una pistola sarebbe alla base dell’omicidio di Roberto Amendola (in foto), ucciso il 13 novembre 2008 a Lamezia Terme ed il cui cadavere venne trovato bruciato all’interno di un’auto data alle fiamme.
L’operazione 'Quinto comandamento', che ha portato all’arresto dei fratelli Aurelio e Aldo Notarianni, di Lamezia Terme, accusati dell’omicidio di Amendola, è stata illustrata questa mattina in conferenza stampa alla quale, tra gli altri, ha preso parte il procuratore della Repubblica di Lamezia Terme, Salvatore Vitello, ed il capitano della Compagnia dei carabinieri di Lamezia Terme, Stefano Bove, ed il colonnello Guido D’Angelo del comando provinciale dei carabinieri.
L’indagine sarebbe basata su attività investigativa già in atto in quanto Amendola era controllato e monitorato dai carabinieri perchè ritenuto coinvolto in una serie di rapine. Nel corso di queste intercettazioni i militari, appresero che Amendola era alla ricerca di un’arma, una pistola calibro 38.
Per l’acquisto dell’arma Amendola si rivolse ad un amico al quale chiese di essere accompagnato per l’acquisto della pistola. L’amico lo accompagnò davanti l’abitazione dei Notarianni e, subito dopo si sentirono i due colpi di arma da fuoco che raggiunsero Amendola alla testa.
In segno di spregio i Notarianni gettarono nell’auto, che poi diedero alle fiamme, anche la pistola che Amendola doveva acquistare. La richiesta dell’acquisto della pistola, secondo gli inquirenti, sarebbe alla base dell’omicidio perchè Amendola anche se non inserito nell’ambito della criminalità organizzata, aveva fatto comprendere di voler iniziare ad agire da solo.
Cosa che non fu accettata dai Notarianni e che, in questo modo, decisero di eliminare chi stava tentando di emergere. Dalle intercettazioni è emerso anche che Amendola riteneva «Lamezia Terme una città ricca dove si può lavorare con le estorsioni». Il procuratore Vitello, nel corso dell’incontro con i giornalisti, ha parlato della validità delle intercettazioni "senza le quali – ha detto – non avremmo potuto risolvere in pochi mesi questo delitto".

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?