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Omicidio Fortugno, i giudici: delitto "politico-mafioso"

Basilicata

I giudici della Corte D’Assise di Locri nelle motivazioni della sentenza per gli esecutori e i mandanti dell’omicidio di Francesco Fortugno

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«L'omicidio di Franco Fortugno ha rappresentato uno dei fatti delittuosi più gravi in assoluto verificatisi negli ultimi decenni. È stato qualificato da subito come omicidio politico – mafioso».
E' quanto scrivono i giudici della Corte D’Assise di Locri nelle motivazioni della sentenza per gli esecutori e i mandanti dell’omicidio di Francesco Fortugno, il vice presidente del consiglio regionale della Calabria ucciso a Locri il 16 ottobre del 2005.
Nel febbraio scorso i giudici della Corte D’Assise di Locri hanno condannato all’ergastolo Alessandro e Giuseppe Marcianò, Salvatore Ritorto e Domenico Audino alla pena dell’ergastolo per l'omicidio. Furono condannati anche Vincenzo Cordì e Carmelo Dessì, rispettivamente a dodici e quattro anni di reclusione per il reato di associazione mafiosa.
Le motivazioni della sentenza sono state depositate ieri e sono raccolte in mille e duecento pagine all’interno delle quali i giudici della Corte D’Assise hanno ricostruito le fasi del delitto ed il movente.
«D’altronde, come si è più volte accennato, le modalità del fatto – proseguono i giudici – e la simbologia della quale era rivestito per il soggetto colpito, per il luogo prescelto, dove era in corso lo scrutinio per la scelta del candidato premier dello schieramento di centrosinistra in vista delle elezioni politiche nazionali, nel rispetto delle regole di democrazia, la tragica platealità dell’azione commessa in pieno giorno, a distanza ravvicinata dalla vittima, sono tutte esemplificative dell’attualizzazione, in quello scenario, di un chiaro metodo mafioso».
«Tanto si afferma – concludono – già sotto un profilo obiettivo, essendo recepita la violenza e la grave prevaricazione nell’azione scellerata da tutti i consociati, in particolare in un contesto territoriale in cui è certa l'esistenza di associazioni mafiose».

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