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«La Regione non merita Villa Nitti»

Basilicata

Amara riflessione di Giacomo Schettini, che ci ha parlato degli arredi scomparsi

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di ANTONIO CORRADO
Qual è stato il destino dei preziosi arredi di Villa Nitti, dopo l'apertura dei devastanti cantieri negli anni Settanta? E' questa l'ultima delle nostre domande rimasta senza una risposta. Eppure, di cimeli antichi nella villa marateota dello statista lucano ce n'erano davvero tanti. Vasellame, statue, targhe in marmo, mobili artigianali e la volta in legno, barbaramente asportata dai primi lavori di invasivo “restauro”. Per non parlare di porte e finestre in legno pregiato. L'esistenza di questi arredi è testimoniata da amici e ospiti della famiglia, che frequentavano assiduamente la dimora liberty in riva al mare. L'unico pezzo di grande interesse storico salvato dal pressappochismo della prima ora è un busto in marmo di ottima fattura raffigurante Hermes, datato dalla Soprintendenza tra il secondo e terzo secolo dopo Cristo, oggi esposto nell'anticamera del presidente del consiglio regionale a Potenza. «Lo abbiamo recuperato da una stanza (quella del custode ndr) -ci ha raccontato De Filippo- facendolo ripulire per conservarlo gelosamente». Il Quotidiano ha rintracciato uno degli amici dei Nitti, l'onorevole Giacomo Schettini, che a 20 anni aderì al comunismo, iscrivendosi prima alla Figc e poi al partito. Nei primi anni Sessanta diresse la campagna elettorale al sud Italia per Giorgio Amendola. Nel 1966, nonostante questo, si schierò a fianco di Pietro Ingrao contro gli amendoliani. Esponente del Pci, già nel 1970, fu segretario regionale per la Basilicata, amico fraterno di Gian Paolo Nitti, nipote di Francesco Saverio, di cui sostenne la candidatura alla Regione il 9 giugno 1970, l'anno in cui morì in un tragico incidente stradale sulla via dell'Ogliastro; insieme a lui c'era Ernesto Galli della Loggia, che rimase solo ferito.
Onorevole Schettini, che legame ha con Villa Nitti?
«Fu per mesi la mia dimora abituale, quando frequentavo Gian Paolo, fui io a premere affinchè fosse acquistata dalla Regione Basilicata. Infatti, all'epoca, tra il '70 e il '71, ci fu un'offerta molto vantaggiosa, c'è stato anche un avvicinamento di Conti, l'allora presidente della Regione Umbria; poi un'offeta dell'università di Cosenza. La nostra Regione non capiva l'importanza storica di Villa Nitti, ma, finalmente, dopo un anno di attesa, Filomena Nitti, figlia di Francesco Saverio e madre del mio amico Gian Paolo, firmò il contratto di vendita alla Regione Basilicata. La famiglia Nitti fuggì dalla Basilicata nel periodo fascista, rifugiandosi in Francia. Tornarono nel 1946, quando Nitti si presentò con il Fronte popolare contro Emilio Colombo. La villa fu acquistata dalla Regione a un prezzo molto basso, considerando che c'erano 4 ettari di agrumeto, più di duemila metri quadri di spazi coperti, c'era anche la baracca delle barche, che finì male. Oggi posso dire che non sono soddisfatto di come è stata trattata Villa Nitti».
Cosa pensa dei lavori fatti negli anni Settanta?
«La Regione Basilicata non ha meritato Villa Nitti, non so se per trascuratezza o per altro. Non so cosa dice la Soprintendenza, ma certo poteva intervenire prima per salvaguardare un patrimonio storico dell'Italia. La villa fu acquistata nel 1919 dalla vedova Marsicano, ricordiamoci che lo statista fu salvo solo perché il macchinista del treno non fermò il convoglio ad Acquafredda, dove lo aspettavano le squadre fasciste. C'è un altro posto in Basilicata che ha questa storia? La Soprintendenza si ricorda di un pezzo della storia d'Italia solo nel 2004, dov'erano prima? In quella villa furono scritti i trattati sulla storia d'Italia e sull'Europa, capite l'importanza di questa dimora?».
In che periodo abitò a Villa Nitti?
«Conoscevo Gian Paolo da una vita, ma frequentai più assiduamente la dimora nei periodo della campagna elettorale del '70».
Cosa sa degli arredi della villa?
«Molti arredi furono regalati dalla signora Filomena, perché riteneva che la casa fosse popolata da fantasmi. Una statua dello studio di Nitti fu portata via dalla ditta e, forse, gettata da qualche parte. Ciò che è andato certamente perso sono alcune targhe in marmo, con quartine di endecasillabi in latino. C'era un letto bellissimo a forma di barca tutto intarsiato in legno. La famiglia subì tante disgrazie in quella dimora. Si ricordano tutti di Villa Nitti dopo 40 anni, io provo una certa riluttanza a interessarmene perché sono amareggiato per come è stata trattata la villa, né il Comune di Maratea, né la Regione la meritano».

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