Salta al contenuto principale

Scoperto giro di usura nell'alto tirreno cosentino, dodici arresti

Basilicata

Gli arresti, secondo quanto si è appreso, sono stati eseguiti nella zona dell’Alto Tirreno Cosentino

Tempo di lettura: 
4 minuti 20 secondi

Operazione questa mattina dei carabinieri del Comando provinciale di Cosenza per l’arresto di 12 persone accusate di usura aggravata dal metodo mafioso.
Alle persone arrestate è stata notificata una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta del sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Vincenzo Luberto. Nel corso delle indagini gli investigatori hanno individuato un gruppo di persone che prestavano denaro con tassi usurai ad imprenditori e commercianti. Inoltre, sono stati sequestrati beni per 70 milioni di euro sono da parte del Gico della Guardia di finanza nell’ambito della stessa operazione.
I beni sequestrati sono attività commerciali, quote azionarie di società, conti correnti ed alcuni immobili.
Dalle indagini è emerso che i beni sequestrati sarebbero il frutto dell’attività di usura nei confronti di imprenditori della zona dell’Alto Tirreno Cosentino. Secondo le ricostruzioni dei Carabinieri, gli arrestati reimpiegavano in usura i capitali della cosca Muto di Cetraro.
Tra le persone coinvolte nell’operazione denominata «Cartesio», ci sono Giuseppe Nigro, 49 anni, detto Pino, di Belvedere Marittimo, e la moglie Franca Coccia, 49 anni, romana. Inoltre i tre fratelli di Cetraro Agostino, Dino e Gigliola Iacovo, di 31, 40 e 36 anni, già implicati nella recente operazione Coffee Break della Guardia di Finanza, Settimio Rosario Rugiero, 49 anni, detto Professore, e Agostino Briguori, 41 anni, tutti accusati di usura, aggravata dalla finalità di agevolare la cosca Muto e dal metodo mafioso, e di estorsione, aggravata dalla mafiosità.
Giuseppe Nigro, legato alla cosca Muto, risultava già coinvolto nell’ambito del processo Azimut per il quale è stato condannato, in primo grado, per usura aggravata dalla mafiosità e poi assolto in appello.
Nigro, secondo l’accusa, ha approfittato della propria società immobiliare per conoscere le difficoltà economiche di più imprenditori, a cui ha offerto finanziamenti a tassi oscillanti fra il 10 ed il 20% al mese.
L’indagine ha dimostrato che, nell’ultimo quinquennio, i fratelli Iacovo gli si sono affiancati quali capo zona, per conto della cosca Muto, a Belvedere e nei comuni vicini. Questi si sono infiltrati, attraverso la propria impresa di distribuzione di mobili, nell’economia dell’alto tirreno, garantendo linee di credito a tassi assai esosi.
Gli Iacovo sono riusciti ad acquisire il controllo di una serie di imprese del settore turistico, sottraendole agli originari imprenditori finiti sotto usura e quindi costretti a svendere le proprie attività per compensare i debiti. Settimio Rosario Rugiero è invece un insegnante che, di fatto, gestisce un distributore di carburante, a Bonifati, e che, per anni, ha reimpiegato in usura capitali provenienti da 'ndranghetisti legati al gruppo Muto e da imprenditori che avevano deciso di investire in rapporti usurari.
È il caso di Pasquale Imbelloni, detto Lillino, 59 anni, di Santa Maria del Cedro, di Umberto Cairo, 48 anni, di Sangineto, e di Francesco Amato, detto Franco, 55 anni, di Corigliano Calabro ma residente a Scalea, anche questi colpiti da provvedimenti di custodia cautelare. Amato, ufficiale giudiziario, ha garantito a Rugiero informazioni sensibili sulla solvibilità delle persone offese.
Gli usurai potevano contare anche sul favoreggiamento di Giuseppe Grossi, 57 anni, di Paola, direttore di un istituto di credito, che ha fornito loro informazioni relative agli accertamenti economici eseguiti dalle forze di polizia. La gestione dei mutui è stata invece controllata dalla cosca Muto ed in particolare da Antonio Pignataro, detto Tonino Cicchitella, 46 anni, di Cetraro. Fra le prerogative di quest’indagine c'è l’inedita collusione di usurai della cosca Muto con personaggi di spicco della cosca Abbruzzese.
Infatti il G.I.P. distrettuale ha disposto la cattura di Francesco Abbruzzese, detto Dentuzzo, 39 anni, di Cassano Ionio, capo incontrastato dell’omonima cosca, che ha concluso rapporti di mutuo, contratti a tasso usurario, con diversi imprenditori dell’alto tirreno cosentino, anche per il tramite di Rugiero e dei fratelli Iacovo.
Il volume di affari accertato è enorme, per come dimostrano le cifre dei finanziamenti che superano, per ciascuna delle persone offese, il milione di euro. In particolare, uno degli imprenditori strozzati, titolare di un’impresa leader nel settore termoidraulico, con commesse in tutto il territorio nazionale, ha raggiunto, in meno di due anni, un’esposizione debitoria superiore ai tre milioni di euro. Di estremo rilievo sono poi le indagini economico-patrimoniali disposte dalla Procura, che hanno consentito di ricostruire notevolissimi complessi patrimoniali costituiti, prevalentemente, da beni immobili, attività commerciali e quote societarie, detenuti sia direttamente sia attraverso prestanome, il cui valore è risultato sproporzionato rispetto alle capacità economico-reddituali dei rispettivi titolari. Uno degli aspetti di maggiore interesse investigativo emersi dalle indagini patrimoniali riguarda l’individuazione delle varie attività incrociate dei fratelli Iacovo, che hanno costituito una sorta di holding familiare dotata di una cassa comune per finanziare l'attività usuraria. Molte delle loro attività, è stato dimostrato, sono poi intestate a prestanome.
I conseguenti provvedimenti di sequestro preventivo colpiscono numerosissimi beni immobili, quote societarie, attività commerciali e conti correnti bancari, per un valore stimato in circa 70 milioni di euro. In particolare riguardano un albergo di lusso, un centro commerciale, un’impresa di onoranze funebri, una società di ristorazione con punti vendita in tutta la provincia di Cosenza, un lido con annesso ristorante, a Belvedere Marittimo, e anche un ristorante a Rimini. Le indagini sono state svolte dai Carabinieri della Compagnia di Scalea e del Comando Provinciale di Cosenza e, per quanto attiene le investigazioni patrimoniali, dai finanzieri del Gico di Catanzaro e dello Scico di Roma.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?