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Dove sono fniti in Basilicata
i difensori dei diritti civili?

Basilicata

Lettera del consigliere regionale, Antonio Di Sanza

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CHE SI RICORDI, è la prima volta che un esponente politico in vista si spenda pubblicamente per la sorte di un indagato. Di una persona, peraltro, coinvolta in uno dei maggiori “scandali” giudiziari degli ultimi anni.
Il consigliere regionale Antonio Di Sanza (Pd) ha diffuso ieri una “lettera aperta” ai magistrati che gestiscono il caso Totalgate, ma soprattutto ai cittadini, chiedendosi e chiedendo se sia giusto che una persona, pur sospettato di un crimine, debba rimanere agli arresti tanto tempo. E insinuando dubbi sul motivo reale di questi prolungati “domiciliari”.
E’ lo stesso Di Sanza a dire che nessun altro ha mai speso una parola in proposito. Ecco il testo della sua lettera.

C’E’ UN UNICO imputato, del cosiddetto “Totalgate”, che ancora è astretto in custodia cautelare domiciliare dopo 10 mesi dall'inizio delle indagini.
Si sa a certi “potenti” o presunti tali non si dedica molto tempo perché ognuno di noi lo ha già condannato, a prescindere.
Ferrara però è un uomo come gli altri ed è un italiano come gli altri a cui devono applicarsi le regole, tutte le regole che vigono in questo Paese in favore di tutti senza nessuna distinzione, ad iniziare dalle garanzie civile e processuali, nei confronti di quanti sottoposti a procedimento penale per accertamento della verità, di essere lasciati liberi prima che un Giudice terzo non accerti responsabilità inconfutabili in capo a quell' imputato. Come si può pensare che 10 mesi non siano stati sufficienti, se il quadro indiziario era così gravoso da determinarne l'arresto, a definire una indagine e far decidere per la conseguente richiesta di rinvio a giudizio o l'archiviazione?
La costrizione psichica, i nuovi “filoni” di indagine per rinnovare custodie cautelari e la pratica distorta (illegale), di Di Pietrana memoria di tenere in carcere una persona per estorcere verità o pseudo verità, mai confermate in dibattimento, non erano state deprecate e condannate da tutti in questo Paese?
Che fine hanno fatto per questo caso i difensori dei diritti civili in questa Regione, tutti tacciono?
Ognuno pensa che è meglio non “impicciarsi” che è meglio non avere “grane” che è meglio tacere e lasciare che la “giustizia” faccia il suo corso.
Ma dopo 10 mesi può essere ancora così?
Lo ripetiamo ormai molto spesso in Italia ma è giusto a questo punto ribadirlo, si può negare ad un cittadino Italiano la libertà per 10 mesi in attesa di una conclusione d'indagine e senza una sentenza definitiva di colpevolezza?
Io credo di no e lo dico.
Antonio Di Sanza
Consigliere regionale

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