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Summit di ferragosto per il clan Delli Gatti

Basilicata

Riunione operativa nella casa del defunto boss Rocco Delli Gatti. I nomi dei presenti raccolti in un'informativa della polizia di Stato

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di FABIO AMENDOLARA
MELFI - Si incontrano ragazzi a cavallo, anziani alla ricerca di ombra, famiglie. Serre è una contrada immersa nel verde, a pochi chilometri da Melfi. Lì la famiglia Delli Gatti, quella dei «maroscia», come la chimano a Melfi, ha un’abitazione di campagna. C’è chi ricorda che quando Rocco era ancora vivo si riuniva lì con i suoi compari tutti gli anni il giorno di ferragosto.
Quando Rocco maroscia era ancora il boss che vantava conoscenze cutoliane e nel Vulture era il più rispettato. Quando, tolto di mezzo il primogenito Ofelio Antonio, gli altri fratelli della famiglia Cassotta erano ancora considerati dei ragazzini. Quando i soldi a Melfi arrivavano in quantità, grazie al boom dell’area industriale.
In quella casa, forse, venivano decise le strategie del clan.
Dalla quota di pizzo da imporre alle imprese che stavano costruendo lo stabilimento della Fiat nel 1990 alle rapine, al traffico di droga e di armi, al controllo degli appalti pubblici, a qualche omicidio.
Perché il clan Delli Gatti, sostengono i magistrati della procura antimafia di Potenza, è in guerra con la famiglia Cassotta.
Da qualche anno in quella casa non entrava nessuno.
Poi gli investigatori della Sezione criminalità organizzata della Squadra mobile di Potenza, che stavano indagando sull’omicidio di uno dei Cassotta, hanno raccolto una notizia: dopo tanti anni qualcuno si è riunito lì il giorno di ferragosto.
«Attività informativa», la chiamano gli investigatori. Nei documenti che il Quotidiano ha potuto consultare viene descritto un summit.
«Alla riunione operativa», così la definiscono i detective antimafia, avrebbe partecipato Michele Delli Gatti, zio di Rocco.
Con lui c’erano Massimo Pocchiari, cognato del defunto boss, Luigi Tartaglia, fratello di Mauro, il ragazzo ucciso a Melfi due anni fa, e Alessandro D’Amato. La polizia lo chiama «il caronte».
Era il braccio destro di Marco Ugo Cassotta, indicato dalla procura antimafia come il massimo esponente della ’ndrangheta nel Vulture.
Poi, secondo gli investigatori, avrebbe tradito il suo boss, attirandolo in una trappola e consegnandolo ai suoi assassini.
A incastrarlo, poi, sono stati i carabinieri, che l’hanno arrestato con l’accusa di omicidio.
Tradimenti. Omicidi. Summit.
A Melfi, sostengono gli investigatori, «la situazione è pericolosa, atteso, peraltro, che la circostanza dello svolgimento della riunione del gruppo Delli Gatti è perfettamente conosciuta dai Cassotta».
f.amendolara@luedi.it

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