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All'aeroporto di Lamezia, i Reali del Belgio

Basilicata

Re Alberto, rilassato, cordiale, assieme alla Regina hanno avuto un cordiale incontro con il presidente dell’aeroporto Eugenio Ripepe

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Visita privata agli uffici della Sacal, la società che gestisce l’aeroporto di Lamezia Terme, dei reali del Belgio, il re Alberto II e la regina Paola di Liegi Ruffo di Calabria.
Accompagnati da alcuni parenti e funzionari di governo, di passaggio in terra calabra dopo un viaggio in Medioriente e diretti a Pisa col volo in partenza appunto dallo scalo lametino per un ulteriore soggiorno in Toscana, sono stati ricevuti dal presidente dell’aeroporto Eugenio Ripepe.
È stato un colloquio molto cordiale, rilassato e a tratti anche disinvolto, in spirito di amicizia, che comunque ha registrato diverse ed importanti condivisioni d’impegno, oltre, comunque, la generale prospettiva di poter concretamente agire nell’immediato futuro per rinsaldare i rapporti tra Belgio e Calabria con specifiche iniziative.
La regina Paola ha espresso apprezzamenti per la terra calabrese e le sue bellezze naturali e architettoniche, per i suoi paesaggi e il grande patrimonio archeologico e monumentale che – ha detto - «costituiscono una vera ricchezza, da difendere, da tutelare, da valorizzare».
Sfogliando alcuni libri-strenna di cui l’ha omaggiata il presidente Ripepe, dedicati appunto all’argomento con splendide illustrazioni fotografiche, si è dimostrata fine conoscitrice di luoghi e manufatti, e comunque sempre estremamente attenta alla storia e alle tradizioni della «sua» regione (il cognome Ruffo di Calabria indica la discendenza bruzia della famiglia reale; il cardinale Ruffo di Calabria fu il grande personaggio della storia calabra che si ricorda; a Scilla, il castello che domina il paese è intitolato ai Ruffo).
Particolare interesse la regina ha dimostrato per l'ulteriore dono consegnato dal presidente Ripepe a nome del governatore Loiero: un piccolo «braciere» in argento, realizzato da Gerardo Sacco, di cui il presidente Sacal ha illustrato l’antica «doppia» funzione svolta nella case dei calabresi d’un tempo non troppo lontano: «quella, diretta, di riscaldare le persone e gli ambienti – ha spiegato – e quella, indiretta, di riscaldare i cuori, di riunire le anime, di rinsaldare l’unione familiare in una sorta di rito collettivo».

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