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Maggioranza a 10 e mezzo per Leone

Basilicata

Alchimie politiche e trattative per scongiurare la crisi amministrativa

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di PIERANTONIO LUTRELLI

Il sindaco di Pisticci, l'ingegner Michele Leone (Pdl), nei giorni scorsi ha ritirato le dimissioni dall'incarico protocollate alle ore 20.30 dello scorso 28 luglio. Il ripensamento è cosa non da poco, perché se fossero trascorsi venti giorni dal gesto unilaterale, a Palazzo Giannantonio a quest'ora siederebbe un commissario nominato dal prefetto. Ma la crisi? Che fine ha fatto? Tutto risolto? Niente affatto. I lavori sono come si suol dire in questi casi, in corso. Tutto è nato dalla defenestrazione da parte del primo cittadino, del suo vice sindaco (ormai ex), Domenico Lazazzera avvenuta esattamente un mese fa. A far traboccare il vaso è stata un'intervista che l'ex numero due dell'Amministrazione comunale pisticcese concesse al Quotidiano, pubblicata il 18 luglio dal titolo: «Trasparenza e legalità sul Prg». Fu quella l'occasione per Leone per far emergere agli occhi dell'opinione pubblica la totale incompatibilità politica e caratteriale con Lazazzera. Un rapporto mai buono inaspritosi reciprocamente dalle divergenze di vedute sul modus operandi. Il sindaco dimettendosi quella sera, ha arrestato l'emorragia politica locale che avrebbe portato, la mattina successiva, alle dimissioni di undici consiglieri comunali su ventuno (Nicola Panetta, Giovanni D'Onofrio, Josefh Scazzariello, Franco Mazzei e Giuseppe Iannuzziello tutti del Pdl; Massimo Dimo (arrivato nella notte dalla Sardegna dove era in vacanza), Dino Calciano e Rocco Grieco della ex Margherita; Giovanni Mastronardi e Rocco Caramuscio del Pd e Paolo Giannasio eletto nell'Udeur in odore di Udc); tanti quanti ne sarebbero bastati per far sciogliere l'assise elettiva e portare al commissariamento dell'ente. Quel gesto ha consentito, però, a Giannasio di avere il pretesto per ripensarci: «Se Leone si è dimesso demandando tutta la discussione al Consiglio e aprendo la verifica, io non mi dimetto più». Da buon chirurgo (lavora presso l'ospedale di Tinchi) l'emorragia è stata veramente tamponata. Un gioco di prestigio, quello di Leone, che non gli ha consentito di affondare. Nel frattempo sono arrivate le occasioni di rappresentanza (la presenza del figlio di Jonny Lombardi) e i festeggiamenti patronali di San Rocco, appena trascorsi, dove il sindaco senza vice, ha fatto tutti gli onori di casa. Ora si ricomincia. Ma in che modo? Innanzitutto pare che l'accordo tra i consiglieri vicini a Leone, (Rosa Prezioso, Rosa Panetta, Ottavio Panetta, Giovanni Oliva, Mariano Caravita, Giovanni Giannone, tutti Pdl, con gli Udc Renato Rago, Salvatore Romano e Paolo Giannasio) non sia visto di buon occhio dalla consigliera Anna Gallo, che fino a questo momento era stata sempre data nella “scuderia” di Leone e che ora sembrerebbe più vicina alle posizioni di Lazazzera. Così qualcuno ha coniato la battuta, la cui paternità sembrerebbe proprio di Leone, che ci sono “dieci consiglieri e mezzo a testa”. Indeterminazione assoluta, che non si riesce a capire come possa trovare soluzione. Il sindaco, per non uscire con le ossa rotte dall'affaire Lazazzera, vorrebbe che l'altro troncone del Pdl gli indicasse un nominativo a cui assegnare la delega di vicesindaco tolta a Lazazzera. Un nome qualsiasi. Tranne Lazazzera. Chiaro che Lazazzera, Nicola Panetta e Giovanni D'Onofrio, i leader dell'anti Leone, non possono accettare una soluzione che scarichi l'ex vicesindaco, insieme a Leone unico componente del coordinamento regionale del Pdl, che gode di entrature eccellenti negli ambienti romani. Di qui l'impasse e la difficile soluzione. Alla quale sia chiaro nell'interesse generale del Pdl e dell'intero centrodestra, tutti vorrebbero addivenire con una chiave di svolta in positivo. Forse anche per questo, pur avendo i numeri, il presidente del consiglio comunale, Giovanni D'Onofrio, non ha richiesto la convocazione dell'assise per presentare la mozione di sfiducia. Tattica e diplomazia agiscono insieme. Ma il Consiglio si farà tra una settimana circa perché a richiederlo sono stati cinque consiglieri di minoranza: Mastronardi, Caramuscio, Calciano, Grieco e Dimo. Quelli che veramente sognano il commissario.

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