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L'esodo visto dai dottori

Basilicata

Negli interrogatori dei medici del San Carlo le conferme sull'infermiere infedele
Una testimone: «Succede da sempre». Il pm: «Commercio di dati sensibili»

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di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - «Un vero e proprio sistema di reclutamento di pazienti dializzati», lo chiama il sostituto procuratore Henry John Woodcock. Il sospetto degli investigatori è che Alfredo Manco, un infermiere professionale dell’unità operativa di nefrologia che gioca a carte ed è indebitato, per arrotondare fornisca informazioni riservate all’imprenditore Enzo Basentini e al suo socio Michele Santangelo che, a Potenza, gestiscono un centro per la dialisi convenzionato con l’Asl. A confermarlo, poi, ci sono una serie di medici che lavorano proprio in quel reparto.
Come il dottor Luigi Oriente. Dice agli investigatori della quarta sezione della Squadra mobile di Potenza che «alcuni pazienti che originariamente effettuavano la dialisi nel reparto dell’Ospedale San Carlo avevano poi abbandonato la struttura pubblica per seguire il trattamento nella struttura privata Sm2». Altre conferme arrivano con la deposizione della dottoressa Maria Antonia Lauria. Ricorda i nomi di quattro pazienti che negli ultimi tempi hanno lasciato il San Carlo. E aggiunge: «Vi sono però anche altri pazienti che dal centro dialisi dell’ospedale si sono spostati al centro privato».
Ecco come procede l’interrogatorio (come persona informata sui fatti). Domanda: «Secondo lei, all’interno del vostro dipartimento, potrebbe esserci un dipendente che comunica i nominativi dei fistolizzati al centro privato? Risposta: «Non lo so, ma escludo che sia un medico». Domanda: «Nel vostro dipartimento vi è un dottore o un infermiere che si chiama Alfredo?». Risposta: «Sì, c’è. E’ un infermiere che si chiama Alfredo Manco. Presta servizio nell’ambulatorio, in sala operatoria e al day hospital del reparto di nefrologia». L’ultima dottoressa sentita dalla polizia è Rosa Assunta Molinari. Secondo gli investigatori «ha lasciato trasparire il fatto che in seno al reparto di nefrologia del San Carlo è stata presa in considerazione l’eventualità che qualcuno dei dipendenti segnali al centro privato i nomi dei pazienti da sottoporre a dialisi».
Ecco la sua deposizione. Domanda: «Secondo lei, all’interno del vostro dipartimento potrebbe esserci un dipendente che comunica i nominativi dei fistolizzati al centro privato? In caso positivo ci può riferire il suo nome?». Risposta: «Penso che ci potrebbe essere qualcuno. Preciso che succede da sempre». Domanda: «Lei conosce i titolari della Sm2?». Risposta: «Sono a conoscenza che è gestito dal signor Vincenzo Basentini, con il quale non intrattengo nessun rapporto». Domanda: «Secondo lei, perché vengono comunicati i nomi dei fistolizzati al centro privato?». Risposta: «E’ dato che non è in mio possesso. Suppongo che venga fatto in cambio di soldi o di altri beni. Preciso che è un fatto che è sempre successo. Voglio precisare che il centro privato è stato istituito dall’anno 1986 da prestanomi di medici che prestano servizio in questo dipartimento: Mario Procida, Gerardo Marinaro, Achille Caputi, Domenico Sannicandro, e un certo Sonnessa di Venosa. Il centro era intestato sicuramente ai familiari. Quando nel 1996 il collega Procida è diventato primario ha dovuto scegliere, scelta obbligata dall’allora direttore generale Bruno Pastore, tra centro privato e ospedale. Procida scelse di fare il primario in ospedale. Dopo la sua scelta anche gli altri colleghi hanno scelto l’ospedale e per questo motivo il centro è stato venduto alla ditta Fresenius al genoero del dottor Lopez, primario di nefrologia a Matera. Non so l’importo.» Domanda: «Secondo lei perché vengono comunicati i nomi dei fistolizzati al centro privato?». Risposta: «E’ dato che non è in mio possesso. Suppongo che venga fatto in cambio di soldi o altri beni. Preciso che è un fatto che è sempre successo. Oggi è una piccola emorragia, mentre prima il fenomeno era più diffuso».
Secondo il magistrato «corre l’obbligo di rimarcare che la supposizione della dottoressa appare avvalorata dal contenuto delle conversazioni telefoniche intercettate sui telefoni di Manco, che rivelano come l’uomo, accanito giocatore di carte, sia oberato dai debiti contratti giocando. Questa circostanza, dunque, rende plausibile l’ipotesi che Manco, bisognoso di denaro venda a Basentini e a Santangelo le informazioni utili a trasformare i pazienti del reparto di nefrologia del San Carlo in potenziali clienti del centro per la dialisi Sm2». Il commercio dei dati sensibili dei pazienti, secondo gli investigatori, «si rivela censurabile perché il metodo è illecito, dal momento che il pubblico dipendente Manco viene meno ai doveri del suo ufficio, rivelando ai titolari della struttura sanitaria privata informazioni relative alla sfera più intima e privata dei pazienti affidati alle sue cure».
f.amendolara@luedi.it

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