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Ambiente, nei fondali incontaminati di Scilla
e Lamezia ci sono le foreste nere del corallo

Basilicata

La scoperta è stata fatta dal robot sottomarino Rov, utilizzato dagli studiosi dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale Ispra in un progetto di monitoraggio della biodivers

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Scilla, in provincia di Reggio Calabria, ma anche il Golfo di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, sono i due specchi di mare che sui loro fondali custodiscono una vera a propria foresta di “corallo nero". Una presenza questa, che fa sì che le coste calabresi vengano additate nel mondo per la loro ricchezza quasi unica dovuta alla presenza di una specie marina difficile da trovare sui fondali. L’Antipathes subpinnata (corallo nero), infatti, appartiene alla classe dei coralli o Antozoi che sono piccoli «polipi», grandi qualche millimetro, radunati in colonie di individui simili che, producendo carbonato di calcio, formano lo scheletro che li fa somigliare ad un albero. L’antipathes, i cui polipi hanno sei tentacoli piuttosto piccoli, cresce in verticale sulle rocce e possiede tronchi di colore nero o molto scuro che danno vita a rami sottili ed esili facendo assumere alle colonie un aspetto vaporoso. Le colonie coralline, in generale, costituiscono i più vecchi organismi animali vivi al mondo e si stima che alcuni coralli abbiano quasi un migliaio di anni. Una scoperta, quella delle colonie di corallo nero al largo delle coste calabresi, effettuata dal robot sottomarino Rov, utilizzato dagli studiosi dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale Ispra (ex Icram) in un progetto di monitoraggio della biodiversità marina in Calabria, partito nel 2005 e che si concluderà nel 2010. Rov, utilizzato per le analisi e per osservare, filmare e fotografare, comandato dalla superficie, si è immerso con il suo occhio elettronico nei fondali del Tirreno calabrese per catturare e restituire immagini di specie di coralli, gorgonie, alcionari, pennatulacei e pesci rarissimi, molti dei quali mai osservati nel loro ambiente naturale. È stato proprio esplorando questi fondali che il suo “occhio elettronico» ha catturato un’immagine che non è passata inosservata agli esperti che hanno subito riconosciuto su quei fondali la presenza di una tra le più importanti colonie di «corallo nero» esistente al mondo. Al largo della costa di Scilla, infatti, sono state scoperte trentamila colonie adagiate tra i 50 ed i 110 metri di profondità sui fondali rocciosi. Una presenza, questa, che, al momento, fa ottenere alla costa calabrese il primato per la presenza della più grande foresta di corallo nero del mondo. Non meno importante, poi, la foresta scoperta nel Golfo di Lamezia Terme, area ritenuta di grande interesse sia dal punto di vista fisico che da quello biologico, dove, a 150 metri di profondità, per la prima volta nel loro ambiente naturale, sono state osservate cinque altre colonie di un’altra specie di corallo nero e, cioè, l’Antipathes dicotoma. Un altro primato calabrese, secondo gli studiosi, in quanto finora nel mondo, sono stati raccolti e studiati solo cinque esemplari di questo coralligeno, l’ultimo dei quali, individuato nel 1946 nel Golfo di Napoli, venne donato al Museo dell’Università di Harvard.

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