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Mercure: normative vieterebbero il progetto
di riconversione della centrale

Basilicata

Il Forum delle associazioni replica alle valutazioni dell’Enel

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MERCURE - Il Forum delle associazioni e comitati contro la riapertura della centrale Enel della Valle del Mercure, replica alla risposta dell’Enel ovvero evidenzia che le bugie hanno le gambe corte e vita breve. Secondo l’Enel la protesta contro il progetto di conversione a biomasse della Centrale Enel della Valle del Mercure è immotivata rispetto ai pareri favorevoli che, necessari a garantire i criteri di tutela dell’ecosistema, sono stati già acquisiti dai rappresentanti del Parco del Pollino, dagli enti locali calabresi e lucani dell’area, dalle Asl di Castrovillari e Cosenza e dal Corpo Forestale dello Stato, dalla Provincia di Cosenza e da quella di Potenza.
Il Forum delle associazioni invece afferma che «questo puzzle di pareri, su diversi dei quali pesano obiezioni e ricorsi, nelle sedi competenti, oltre che alla magistratura ordinaria, affannosamente e disordinatamente rincorso da Enel, è tuttora ampiamente incompleto e, comunque, del tutto inadeguato, visto che la normativa italiana ed europea vieta progetti come quello dell’Enel. E che non si possono certo accampare pretese infondate solo perché ci si chiama Enel». Il Forum afferma ancora che «si attesta qui un fatto fondamentale, che si cerca poi di smentire, la Centrale è completamente chiusa e inattiva da molti anni. Perciò ora non inquina. L’inquinamento eventualmente prodotto con la riaccensione andrebbe a danneggiare un ambiente salubre e pulito». Secondo l’Enel la produzione di energia da biomasse vegetali, infatti, è un processo che non aumenta la concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera, essendo la quantità di Co2 rilasciata durante la combustione pari a quella che le biomasse assorbono, per fotosintesi, nel corso del loro accrescimento. A ciò il Forum risponde che si tratta di «affermazioni del tutto infondate. Le Centrali a biomasse per essere in pari con il bilancio della Co2, devono avere una potenza dell'ordine di 0,5 MW elettrici ed un bacino di approvvigionamento di circa 40-50 Km di raggio. Questo perché nel bilancio della Co2 va calcolata l'estrazione e il trasporto delle biomasse. La Centrale del Mercure, una delle più grandi d’Europa. ha una potenza di 35 Mw elettrici netti, 70 volte più grande, e come bacino di approvvigionamento l'intera Comunità europea, come Enel stessa ha dovuto ufficialmente confessare, dopo anni di reticenze. 400 mila tonnellate l’anno il legname da incenerire e centinaia i camion che ogni giorno andrebbero a congestionare ulteriormente una viabilità già ora inadeguata e a spandere i loro gas di scarico in un ambiente incontaminato e protetto quale il Parco nazionale del Pollino. Le Centrali a biomasse nascono inoltre per fornire energia alle comunità locali, non a scopo unicamente speculativo, legittimo se non comporta danno all’ambiente e alle popolazioni residenti». Dalle dichiarazioni dell’Enel rispetto al funzionamento a olio combustibile, la conversione a biomasse consentirà la riduzione del 97 per cento delle emissioni degli ossidi di zolfo e le ulteriori riduzioni del 69 per cento delle emissioni degli ossidi di azoto e dell’80 per cento delle polveri totali. Dichiarazione che secondo il Forum è «grossolana e grave alterazione della realtà reale. Attualmente la Centrale non funziona a olio combustibile. Semplicemente non funziona del tutto dal 1997, per cui l'aria è pura da ben dodici anni. E tale vogliamo rimanga. Il problema delle patologie da particolato fine ed ultrafine quali allergie, patologie respiratorie in genere, malattie cardiovascolari, tumori, e altro non è certo un’invenzione degli ambientalisti. Come è ben noto dalla letteratura scientifica internazionale, le nanoparticelle più pericolose sono quelle più piccole (da Pm 2.5 fino a Pm 0,1), che è impossibile intercettare con i filtri industriali attualmente in commercio. Per non parlare poi di ossidi di zolfo, ossidi di azoto, diossine». Il Forum continua ancora specificando che «la grottesca vicenda dei presunti posti di lavoro sarebbe comica se non speculasse su una delle piaghe endemiche della nostra terra, quella della disoccupazione. Che la Centrale non mitigherebbe affatto, ma aggraverebbe e di molto. Nella lettera di Enel al passato riferimento a “nuovi posti di lavoro” nella Centrale, si passa ad un altrettanto irrealistico “indotto”. Ma quale? Quello di ditte di autotrasporto che non ci sono, o di altrettanto inesistenti “coltivatori di biomasse”, mestiere, per altro, assolutamente non redditizio e per di più all'interno di un’area protetta? E perché non si parla dei danni all’occupazione già presente che la Centrale creerebbe? Per esempio alle cooperative che fanno rafting sul Mercure-Lao oppure ai piccoli imprenditori di prodotti tipici locali, che hanno nella qualità ambientale della filiera di produzione il loro punto di forza?».
Emilia Manco

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