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Pisticci: la Basind vuole chiudere

Basilicata

In 35 rischiano la mobilità mentre l’azienda tenta di rilevare l’ex Filatura. Il gruppo napoletano Adler non può più sostenerela produzione di componenti per auto in Valbasento

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di ANTONIO CORRADO
Continua l'emorragia di posti di lavoro, che da mesi sta distruggendo lentamente il tessuto industriale del Materano.
Ieri mattina, in prefettura, si è ufficialmente aperta la spinosa vertenza dei 35 lavoratori della “Basind”, azienda che produce componenti per insonorizzazione delle auto, legata a filo doppio con la Fiat Sata di Melfi.
Dopo un periodo di Cassa integrazione straordinaria iniziata nel marzo scorso, a giugno la Adler Group di Napoli, proprietaria del marchio, ha avviato una produzione eccezionale nei mesi di giugno-luglio, con tanto di super turni, salvo poi annunciare la volontà di chiudere in vista di un nuovo investimento produttivo ad Atella, presso lo stabilimento dell'ex Filatura di Vitalba.
Una notizia drammatica per i dipendenti, quasi tutti di età compresa tra i 35 e i 40 anni, molti sposati e con figli, che ieri mattina attendevano con trepidazione l'esito dell'incontro convocato già a fine luglio dal prefetto Francesco Monteleone, poi slittato su richiesta dell'azienda. I lavoratori testimoniano che ci sarebbe già aria di chiusura, tanto che il 6 agosto, primo giorno di ferie, alcuni tir avrebbero caricato macchinari ufficialmente per una manutenzione, visto che il prefetto aveva bloccato i trasferimenti almeno fino alla data dell'incontro di ieri.
Durante il lungo confronto tra le parti, i rappresentanti dell'azienda hanno illustrato alle organizzazioni sindacali le ragioni che rendono particolarmente complessa la prosecuzione dell'attività dello stabilimento nell'area industriale pisticcese della Valbasento. Intorno al tavolo del prefetto c'erano i vertici aziendali della Basind, Confindustria Basilicata, le organizzazioni sindacali, rappresentanti della Task Force Lavoro della Regione Basilicata e della Prefettura di Matera. I rappresentanti della Adler hanno ribadito la «volontà irrinunciabile» di fermare l'attività produttiva in corso per evitare un tracollo ormai certo. Alla fine le parti hanno accolto la disponibilità della Regione nel convocare domani mattina alle ore 10.30 un incontro presso la sede di via Anzio, per valutare misure che consentano di scongiurare il ricorso alla mobilità.
Nel frattempo, la Basind ha concesso ai 35 dipendenti una ulteriore settimana di ferie, accollandosi il relativo onere economico e dichiarando di voler collaborare a trovare ogni soluzione che eviti il licenziamento definitivo. Un'apertura certamente gradita ai lavoratori, che continuano tuttavia a interrogarsi sul paradosso di voler fermare un'azienda, salvo poi riaprire con una nuova produzione (e nuovi dipendenti) in un'altra provincia della stessa regione, acquisento un sito industriale dismesso con il 50% del relativo pacchetto lavoratori, e lasciando per strada dall'altra parte ben 35 famiglie. Infatti, la Adler Group è ufficialmente in corsa per il bando di reindustrializzazione della ex Filatura, dove prevede di avviare una nuova attività legata a moda e filati.
I sindacati hanno rigettato fermamente l'ipotesi di una chiusura produttiva del sito pisticcese. «Non ci appassiona produrre pezzi d'auto -ha commentato Maurizio Girasole della Filcem Cgil- potremmo realizzare anche costumi da bagno, ma per noi è inaccettabile che un altro capannone della Valbasento rimanga vuoto. Abbiamo fatto appello al presidente della Adler, che è anche nel consiglio nazionale di Confindustria, affinchè possa pensare a un rilancio produttivo del sito materano, consentendo ai lavoratori di restare al loro posto. Siamo fiduciosi nel lavoro che potrà fare la Regione e l'assessore Straziuso». Lo stabilimento pisticcese è nato nel 2000; nel 2005-2006, dopo i primi cinque anni di attività con il marchio “Orsa Sud”, è stato rilevato dalla multinazionale napoletana. Dai primi mesi del 2009 ha iniziato a manifestare difficoltà, tanto da comprimere, a detta dei lavoratori, anche gli investimenti su sicurezza e igiene nel posto di produzione. Questo ha generato alcuni casi di asma e un numero contenuto di dipendenti è stato licenziato per aver superato i limiti di malattia retribuita. Intanto, i sindacati hanno chiesto, tramite la Regione, di avviare un programma di monitoraggio, eseguito da Arpab e Asm, per verificare il rispetto dei parametri di legge.

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