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Scuola nella bufera, Cersosimo attacca
il Governo: "sulle regioni 8 miliardi di tagli"

Basilicata

Il vicepresidente della Regione Calabria, ha partecipato ieri al primo incontro a Roma sui temi della scuola

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«E' incredibile e paradossale la doppiezza del Governo Berlusconi e del ministro Gelmini» sulla scuola. Ad affermarlo è stato ieri il vice presidente della Regione Calabria, Domenico Cersosimo, che ha partecipato ad un primo incontro di politici e tecnici nazionali e regionali del centrosinistra a Roma sul tema della scuola.
«Abbiamo un Esecutivo irresponsabile – afferma Cersosimo – che da un lato vara tagli per 8 miliardi alla scuola pubblica con la perdita di oltre 130 mila posti di lavoro nel triennio 2009-2012, mentre dall’altro chiede alle Regioni di riparare con proprie risorse ai danni indotti da questa dissennata politica».
«La Calabria, e credo di interpretare anche il comune sentire delle istituzioni locali – ha proseguito Cersosimo – ribadisce che l’artefice del disastro, cioè il Governo, deve riparare i danni sociali ed umani che ha prodotto».
Dalla riunione romana è scaturita la richiesta al Governo di «attivare rapidamente una precisa strategia rivolta ad attenuare gli impatti formativi, occupazionali ed economici determinati dai massicci tagli finanziari al sistema scolastico nazionale».
«In particolare – ha precisato Cersosimo – servono due provvedimenti immediati: interventi a sostegno del reddito dei lavoratori precari in esubero e non coperti dagli ammortizzatori sociali; revisione della politica dei tagli alla scuola già dalla Finanziaria 2010. Non è tollerabile che il Governo getti via in un solo colpo, come vuoti a perdere, migliaia e migliaia di insegnanti, professori e personale tecnico e ausiliario, appesantendo il già elevato disagio occupazionale connesso alla crisi economica. Lavoratori che nella stragrande maggioranza saranno espulsi dalle scuole del Mezzogiorno, ossia l’area italiana alle prese con strutturali problemi di occupazione e con i più alti indici di regresso demografico dovuti sia all’emigrazione della popolazione più giovane che alla evidente minore attrattività di famiglie e lavoratori stranieri. Un impoverimento generale che a sua volta, come il gatto che si morde la coda, fa contrarre il numero degli studenti». «Non è socialmente sostenibile, soprattutto nel Mezzogiorno - ha sostenuto Cersosimo – il salasso di insegnanti e di personale Ata imposto dal Governo nell’anno scolastico che sta per iniziare e che peggiorerà nel prossimo biennio. È giusto che le Regioni non si tirino indietro neanche stavolta facendo la loro parte a difesa della qualità della scuola pubblica e dei suoi lavoratori. Va tuttavia ribadito che la politica scolastica ordinaria curricolare e del personale è materia esclusiva del Governo centrale mentre le prerogative delle Regioni riguardano soltanto l’organizzazione della rete scolastica e le attività complementari a sostegno delle attività formative. In particolare le Regioni meridionali dell’obiettivo convergenza, continueranno a sostenere progetti e programmi finalizzati al rafforzamento della qualità formativa e delle competenze cognitive degli alunni.
In previsione degli esuberi determinati dal governo, le Regioni del Sud adesso finanzieranno una gamma ancora più ampia e intensa di progetti scolastici extracurricolari con il fine diretto di ampliare capacità e competenze degli studenti e con il fine, indiretto, di assorbire in tali progetti quote significative di lavoratori in esubero».
«La prestazione professionale resa da questi lavoratori, però – ha concluso Cersosimo – dovrà essere riconosciuta formalmente in termini di punteggio e di carriera da parte del Governo, al quale chiediamo anche di cofinanzinanziare questi progetti regionali».
Intanto il Consiglio dei ministri, ha condiviso i contenuti di una norma, che verrà definita nella prossima seduta (mercoledì), che punta a sanare parzialmente il contenzioso che riguarda il precariato nella scuola.
Ancora non si sa esattamente quanto sarà ampia la platea dei destinatari – la cifra oscilla tra i 12 e i 16 mila per gli insegnanti e intorno alle 7.000 unità per il personale ausiliario, tecnico e amministrativo – ma il ministero ha fatto sapere che i beneficiari saranno inseriti in una banca dati incrociata con l'Inps e che il loro numero sarà definito a nomine concluse, presumibilmente il 15 settembre.
Fermo restando il principio che i contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze, in quanto necessari per garantire la continuità del servizio scolastico, non possono trasformarsi in rapporti di lavoro a tempo indeterminato e consentire la maturazione di anzianità, il Governo intende prevedere, al fine del conferimento delle supplenze temporanee e limitatamente all’anno scolastico 2009-2010, che le stesse siano assegnate con precedenza assoluta al personale docente e Ata già destinatario di supplenze annuali nel precedente anno scolastico.
Lo strumento per realizzare tutto ciò sono quei «contratti di disponibilità» sui quali stanno lavorando da settimane tecnici ministeriali e sindacali. Ieri mattina a viale Trastevere a Roma c'è stata una riunione in materia.
Il decreto legge che recepirà quanto previsto dal Governo «è fondamentale e deve essere approvato, anche in considerazione della particolare tensione sociale in corso sul problema. Tutte le modalità attuative devono essere definite nei prossimi giorni» ha osservato il segretario generale della Uil scuola, Massimo Di Menna sottolineando positivamente la novità del coinvolgimento delle regioni.
Oltre alle convenzioni già stipulate con Sicilia e Sardegna hanno dato la propria disponibilità Puglia, Calabria, Basilicata, Campania (che ha stanziato per il prossimo biennio, 20 milioni di euro in favore dei precari della scuola per integrare reddito di 4.000 insegnanti della regione), Lombardia, Abruzzo, Marche e Veneto.

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