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Scuola: lettera aperta al direttore

Basilicata

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Gentile Redazione,
sono una docente di lettere cosiddetta precaria. Trasmetto queste note augurandomi che non siano direttamente cestinate come in passato e che vengano sottoposte alla cortese attenzione del direttore, in considerazione della gravità del problema che affligge i docenti e tutto il personale della scuola, per un eventuale articolo arricchito dalle Sue osservazioni. Riconoscente e debitrice porgo i più distinti saluti e ringraziamenti.

VARE, LEGIONES REDDE
In politica, non si possono inseguire sogni impossibili e irrealizzabili, spiccare voli pindarici, inseguendo fatue chimere.
Nel gestire la cosa pubblica è necessario in modo assoluto possedere una visione reale dei bisogni della società. Risulta pericoloso divenire preda di facili entusiasmi per la smania di rinnovare a tutti i costi.
Ovidio raccomandava: ”medio tuttissimus ibis”, aforisma antico più che mai oggi opportuno.
Riformare non è facile, il mutamento può portare più danni che vantaggi nelle situazioni contingenti.
Ogni problema, inserito nel suo contesto storico, va analizzato con raziocinio e letto con le lenti della lungimiranza e con la virtù della prudenza.
Un caso sintomatico, “la riforma Gelmini”; procediamo, sine ira et studio: causa esigenze di tagli finanziari, propugnati dal ministro dell’ economia Giulio Tremonti, (che si sa, loda il denaro come sommo regnante su tutto e su tutti, e che sempre più stressato, si pone il dilemma impresa o banca?), l’onorevole Maria Stella Gelmini, dotata di spirito di imitazione “così voi, non per voi fate il nido, oh uccelli; così non per voi portate la lana, o pecore”, ha ritenuto procedere ad una totale riforma strutturale del comparto scuola.
“E’ giunto il momento”, ha proclamato con enfasi, “di creare in Italia una scuola di qualità”. Forse che i suoi colleghi che l’hanno preceduta erano inetti ed incapaci?
Sic et simpliciter senza convocare sindacati ed esperti del settore, con l’appoggio -una voce- del suo partito e del governo, ha varato, quindi, un decreto ad hoc, che colla virtù a guida ed a compagna la fortuna, dispone:
1) formazione di classi di 33 alunni;

2) chiusura di scuole intere ( accorporazioni di altre );

3) licenziamento in tronco, per il solo anno 2009, di circa 50.000 dipendenti tra docenti e impiegati amministrativi .

Una catastrofe sociale senza precedenti storici, con drammi umani indescrivibili, famiglie ridotte improvvisamente al lastrico, proh pudor!
E’ il caso di dire, c’era un volta … una situazione non idilliaca ma accettabile, con classi formate da 20-25 alunni; con scuole distribuite su tutto il territorio; con insegnanti che potevano svolgere i loro compiti, controllando più facilmente gli alunni; con docenti precari inclusi in apposite graduatorie di merito, secondo titoli posseduti con enormi sacrifici (abilitazioni e specializzazioni varie) e anni di servizio, 5, 10, 15, 20, 25 ecc.
All’inizio dell’ anno scolastico, questi ultimi potevano fare affidamento su un lavoro sicuro, sia pure a tempo determinato.
Invece ora quali i risultati della “riforma Gelmini”?
Tanta, troppa disoccupazione!
La cancellazione di sacrosanti diritti, la negazione di legittime aspettative per un futuro migliore.
Dopo tale scempio, tutti aspettano che il ministro si cosparga il capo di cenere;
Si spera fortemente che la stessa amministratrice ritorni sui suoi passi, ripristinando la situazione precedente, “facendo cosa che era già fatta”.
Ma in politica forse esistono i miracoli?
Chi sbaglia persevera semmai,“dov’è la superbia ivi è pure insulto”.
Ecco il ministro perciò che annuncia un nuovo decreto “non liquet”.
Viene prevista una convenzione tra Welfare, Istruzione e INPS, e, tramite questa, un’ indennità di disoccupazione, nonché, una via preferenziale per l’accesso alle supplenze “brevi”. Nessun accenno al punteggio annuale.
No, Onorevole Ministra Maria Stella Gelmini. Nulla può essere ordinato, quando è fatto in fretta e furia. La natura non opera per salti.
NON E’ GIUSTO ELARGIRE ELEMOSINE per chi ha dimostrato nella vita di possedere preparazione, cultura, sensibilità e dignità. “Instabile è il regno dove non v’è pudore, né rispetto del diritto, pietà né fede!”
I cosiddetti precari, Dii pedes lanatos habent, chiedono con fermezza:
1) ripristino delle scuole chiuse;

2) ripristino delle classi composte da 20-25 alunni;

3) nuovi finanziamenti per la scuola pubblica;

Adottando questi tre provvedimenti si otterrebbe maggiore disponibilità di posti con conseguente possibilità di riapertura delle graduatorie sia dei docenti che del personale Ata, da assumere con contratti annuali e, usque ad finem, da sistemare in futuro con passaggio in ruolo.
Così operando, fra l’altro, si risparmierebbe sulle spese degli ammortizzatori sociali (indennità di disoccupazione) e sulle spese di progetti vari, come già annunciato col previsto decreto tappabuchi.

Patrizia Ferrara
docente di lettere

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