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Mafia sui cantieri
Ecco chi ha lavoratoper il boss

Basilicata

Subappalto sospetto al nodo complesso del Gallitello. Il cantiere di contrada Marrucaro a Potenza

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di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - A volte lo chiamano «don Emanuele», a volte solo «il cavaliere». Emanuele Degennaro «tutto attaccato», dice un investigatore, è un miliardario pugliese che si occupa di «grandi opere». E’ insignito del titolo di «cavaliere di gran croce». «Che è più di commendatore», spiegano. E’ il fondatore della Dec Spa, un colosso nel settore delle costruzioni. A Potenza ha vinto un’importante gara d’appalto: il nodo complesso di Gallitello.
Un’opera da 16 milioni di euro che ha soffiato a un osso duro: Francesco Ferrara della Ferrostrade, l’imprenditore del Totalgate. A quella gara partecipò anche lui. In una telefonata intercettata dalla polizia spiega a un’amica: «Hai visto quell’appalto che io persi a Potenza? Lo aveva vinto Degennaro e dietro c’era il consuocero di Clemente Mastella, insieme a lui... e ad altri... Quindi, praticamente, insomma... gli... lui su tre filoni è indagato... perché pare che questo abbia trasferito alcuni atti a Potenza, perché ci stanno delle cose che possono riguardare la procura di Potenza».
Francesco Ferrara è sempre bene informato. In passato lo ha dimostrato. Nella sua cassaforte nascondeva documenti del Totalgate ancora coperti dal segreto istruttorio. Questa volta però conosce la verità solo in parte. Forse. La Dec non c’entra.
Su quell’opera, sospettano gli investigatori, ha messo le mani la ’ndrangheta, con un’impresa controllata da un boss che è detenuto in regime di carcere duro, il 41 bis dell’ordinamento penitenziario. Quel boss è Renato Martorano, indicato dalla procura antimafia come il massimo esponente della ’ndrangheta in Basilicata.
Il cantiere è aperto, ma gli operai sono pochi. Piove e camion e ruspe hanno qualche difficoltà a lavorare con la terra. In giro non sembra che ci siano uomini del boss.
«Chi? Martorano? Mai sentito», risponde l’autista di una betoniera che lavora lì già da un po’ di tempo.
Ma avete anche un cantiere in contrada Marrucaro? «Io - risponde l’autista - non ne so niente, dovete parlare col geometra». Il geometra dovrebbe essere Francesco Bonelli, dipendente dell’impresa che lavora al nodo del Gallitello in subappalto. Un affare da un milione e mezzo di euro. Scavi e movimento terra.
Secondo i carabinieri del Ros l’impresa di Giovanni Basentini è controllata da Renato Martorano. Come? Un testimone riferisce di aver parlato direttamente col boss e riporta le sue parole: «Basentini fa quello che diciamo noi». Una frase che, secondo i carabinieri, «conferma la sudditanza verso l’associazione mafiosa.
E poi c’è un verbale di Gino Cosentino, ex capobastone della famiglia dei basilischi, ora collaboratore di giustizia. Secondo il pentito ci sarebbe stato un patto tra il boss Renato Martorano e Saverio Riviezzi, che per gli investigatori è uno dei fondatori della famiglia dei basilischi.
«Attualmente - svela Cosentino ai magistrati della procura antimafia - quello che posso dire di Martorano è quanto so, da parte di Saverio Riviezzi, che hanno in programma questa situazione per prendere... gli appalti al Gallitello e al cimitero».
Riviezzi vuole entrare in affari col boss. Storie di mala.
Continua il pentito: «Riviezzi, per vedere se effettivamente l’amicizia di Martorano era sincera, gli ha fatto una proposta: “Devo mangiare pure io con Basentini, quindi fallo venire a parlare”. E lui gli ha detto: “Va bene, te lo porto”».
Secondo gli investigatori «l’attività d’indagine ha permesso di chiarire l’interesse di Martorano verso l’imprenditoria locale», offrendo la sua protezione in cambio della diretta partecipazione negli affari. Per i carabinieri del Ros c’è «una casta d’imprenditori che ha stabilito con Martorano un legame in grado di soddisfare sia gli interessi imprenditoriali, sia quelli mafiosi».
C’è un cantiere, invece, che fino a qualche tempo fa era controllato direttamente dal boss. In contrada Marrucaro l’impresa Basentini stava costruendo una villa. Scrivono gli investigatori: «Martorano ha assunto da subito funzioni direttive e di controllo, sia nei riguardi del personale impiegato, sia con riferimento alla gestione dei mezzi d’opera presenti nel cantiere».
Quella villa è stata sequestrata. E gli investigatori hanno scoperto che si trattava «di un’operazione di ripulitura» di denaro che proveniva dal giro di usura in cui era finito un altro imprenditore: Carmine Guarino. Anche lui lavorava gratis nel cantiere del boss. Ecco cosa hanno scoperto i carabinieri: «A fronte di lavori di scavo e sbancamento Guarino ha emesso relativa fattura intestata a Giovanni Basentini per un importo di 16 mila euro. Basentini ha saldato la fattura con un proprio assegno bancario, regolarmente sostituito in banca, il cui relativo controvalore, in denaro contante, è stato successivamente consegnato nelle mani di Renato Martorano. Per la realizzazione dell’immobile Guarino è stato costretto a svolgere lavori non retribuiti né da Basentini, né da Martorano, per un valore di circa cento mila euro». I carabinieri, nelle telefonate intercettate, hanno trovato un riscontro. L’autista dell’impresa Guarino dice a telefono: «Allora, mi ha chiamato Martorano... domani mattina dobbiamo uscire con il camion a caricare due viaggi di pietre...». Era lui che comandava.
Anche se sul cartello del cantiere risulta che la proprietà dei lavori è della ditta Basentini.
E non sono gli unici imprenditori a lavorare per il boss. C’è Gerardo Notargiacomo, quello della carpenteria metallica gestita da Pinuccio Gianfredi (ucciso a Parco aurora il 29 aprile del 1997), che prepara per il boss un cancello in ferro battuto. C’è Antonio De Leonardis, che ha partecipato al matrimonio di Dorino Stefanutti (considerato come uno degli uomini più vicini a Martorano) e che è stato incaricato direttamente dal boss di eseguire i lavori per l’impianto elettrico. E c’è anche un imprenditore che, però, si è ribellato. Lui voleva essere pagato e quando ha capito che non avrebbe recuperato nulla è andato dai carabinieri e ha denunciato.
f.amendolara@luedi.it

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