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OSSIMORI
Alessandra Mussolini e i razzismi vecchi e nuovi

Basilicata

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di LUIGI M. LOMBARDI SATRIANI Certamente non è vero che Alessandra Mussolini sia una troia e certamente non è vero che i romeni abbiano lo stupro nel loro Dna. Eppure, nell'attuale degrado generalizzato del linguaggio e della civile convivenza, la prima affermazione rappresenta una delle battute iniziali del film “Francesca” del regista romeno Bobby Paunescu e la seconda è una considerazione che, secondo quanto ha dichiarato lo stesso regista, la nostra parlamentare non ha avuto esitazione a pronunciare, garrulamente inconsapevole della dignità istituzionale alla quale, per il mandato ricevuto dagli elettori dovrebbe sentirsi obbligata. Anche questi sono “segni dei tempi”. La prima affermazione ha giustamente irritato la Mussolini, che si è rivolta all'autorità giudiziaria perché blocchi le proiezioni del film o, in subordine, impongano la trasformazione della battuta che, secondo i legali della casa di distribuzione del film, la Fandango, magari diventerà “quella santa donna della Mussolini che vuole uccidere tutti i romeni”. Da sottolineare la tendenza a insultare le donne attraverso il riferimento alla loro vita sessuale. Si pensi, ad esempio, all'analogo epiteto affibbiato ad Alessandra Mussolini, secondo quanto da lei stessa riferito, dall'oggi compassato presidente della Camera. Ma ne abbiamo sentite altre, dello stesso tenore e spesso disinvoltamente pronunciate da donne. Non molto tempo fa la Santanchè, in fase di avvicinamento al Padrone d'Italia, ritenne di ingraziarselo attribuendo a Veronica Lario, che aveva appena chiesto il divorzio dal marito, come amante il suo autista. Assistiamo quotidianamente alle dichiarazioni delle ugualmente garrule sostenitrici di Berlusconi disponibili a esaltarne le eccelse doti, scagliandosi contro chi osi metterle in dubbio o avanzare qualche perplessità. La frase della Mussolini sui romeni è, ancora più grave; per chi la pronuncia (non più la protagonista di una fiction televisiva) e perché rivolta non a una persona (cosa comunque inaccettabile e da condannare), ma a un intero popolo, nel cui Dna si anniderebbe lo stupro. Il male viene così entificato e incorporato in un popolo. Già Lombroso e i suoi seguaci alla fine dell'Ottocento ritennero di individuare il reo-nato e tentarono coerentemente di sostenere la determinazione genetica dei criminali, degli anarchici, delle prostitute, dei meridionali e così via discriminando, nella presunzione di fornire un'improbabile base scientifica al razzismo. La Mussolini si aggiunge con inconsapevole superficialità alla schiera, già così fitta, di razzisti vecchi e nuovi. Consiglierei alla nostra ineffabile parlamentare di studiare un po' di più di quanto abbia fatto nelle sue scorribande universitarie; già prima della laurea in medicina se l'era disinvoltamente attribuita fornendo i propri tratti biografici alla “Navicella”. Quale contributo all'aumento delle cognizioni della garrula Mussolini, le offro con cordiale sollecitudine un mito degli indiani ceroki, secondo il quale: “il Grande Spirito creatore del mondo, volendo creare gli uomini fabbricò tre statue di argilla e le introdusse nel forno per cuocerle. La prima, estratta troppo presto dal forno, era bianca e mal cotta: da essa deriva l'uomo bianco. Quando uscì la seconda, era di giusta cottura, di color rosso: da essa provengono gli indiani. Per dimenticanza il Grande Spirito, estrasse troppo tardi la terza, e risultò troppo cotta e di tinta nera: da essa nasceva la stirpe dei neri. Così furono create le tre razze abitanti in America: ma quella bianca e quella nera portarono fin dalle origini il marchio dell'imperfezione, mentre la stirpe indiana si presenta come l'unica giusta e perfetta” (V. Lanternari). Può essere utile notare che la rappresentazione dell'alterità come inferiore e la conseguente attribuzione di tratti negativi a un'etnia, a un popolo, a una cultura costituiscano elementi ritenuti necessari per rafforzare il proprio senso di appartenenza. Pensare che un popolo abbia uno o più tratti negativi (ma lo stesso discorso varrebbe per eventuali tratti positivi) nel suo Dna è una colossale sciocchezza, con buona pace di Alessandra Mussolini, ma è sciocchezza difficile da estirpare, perché svolge una profonda funzione: quella di farci sentire a buon mercato corretti, dalla parte giusta, civili, buoni, superiori. La realtà è un'altra cosa. Ma, forse, è sufficiente ignorarla.

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