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Affare da un milione di euro

Basilicata

Secondo gli investigatori è il business fiutato dai fratelli Chiorazzo
Le preoccupazioni della funzionaria per il centro per immigrati a Policoro

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di FABIO AMENDOLARA
LAGONEGRO - «Ma non è che poi stanno uno sopra all’altro?». La funzionaria del ministero dell’Interno è a telefono con Pietro Chiorazzo da Senise, un quarantenne single che viaggia in suv e ha amici nel centrosinistra lucano. Pietro Chiorazzo in quel momento è il presidente di Auxilium, una società che ha fiutato un affare da un milione di euro. Ci sono 200 esuli eritrei che il ministero non sa dove mettere. E lui, secondo il pm Henry John Woodcock, il magistrato che prima di lasciare la procura di Potenza coordinava le indagini (ora è competente la procura di Lagonegro), ha le conoscenze giuste per aggiudicarsi l’appalto. O meglio: per ottenere l’incarico con il sistema della «trattativa privata». Le condizioni economiche dell’affare, sostengono gli investigatori, «sono risultate essere tra le più onerose registrate». Il pm ha appena scoperto che Pietro Chiorazzo ha un fratello, Angelo. Ha 35 anni e, come imprenditore, ha fatto più fortuna. E’ il vicepresidente della cooperativa “La Cascina”. A Senise ricordano «che qualche anno fa organizzò un grande convegno con Andreotti». E si vocifera che il divo Giulio sia proprio il suo testimone di nozze. Da sempre sulle posizioni di Comunione e liberazione, è da poco transitato nel Pdl. «Da quando ha lasciato Clemente Mastella», dicono. «Di Clemente era così intimo da aver organizzato più di un incontro con il cardinale Tarcisio Bertone». Un’attività che nel vecchio Udeur gli era costata il soprannome di «vaticanista». Ma è anche uno che dà del tu a Gianni Letta, come dimostrato dalla telefonata intercettata dagli investigatori e pubblicata dal Quotidiano la scorsa settimana. Sarebbero state relazioni come quella con Letta, secondo gli investigatori, a spianare la strada ad Auxilium. Al ministero sembrano tutti disponibili. C’è solo una funzionaria che appare preoccupata. Si chiama Isabella Alberti e lavora nella direzione centrale degli Interni. Il suo capo ufficio è il prefetto Giuseppe Forlani. Dice a Pietro Chiorazzo: «C’è tutto per un’accoglienza dignitosa? Non è che stanno uno sull’altro?». Chiorazzo risponde: «No, no, no. Lì è un albergo quindi... anzi... molto dignitosamente...». La funzionaria è curiosa: «Senta, mi può spiegare una cosa? Ma la proprietà è della curia?». Chiorazzo: «Sì, sì, sì». E lei continua: «Della curia di dove? Di Matera o di Policoro?». Chiorazzo precisa: «No, diocesi di Tursi-Lagonegro». Scrivono gli investigatori: «Dal tenore delle informazioni sembrerebbe che l’elemento qualificante di Auxilium e titolo preferenziale della sua scelta quale gestore sia da attribuire alla asserita disponibilità della struttura di Policoro, dichiarata da Auxilium idonea all’accoglimento di immigrati richiedenti asilo. Nonostante l’importanza assegnata alla circostanza nessuna tempestiva verifica preventiva è stata eseguita o disposta dal ministero per accertare che effettivamente la struttura fosse nella disponibilità di Auxilium e destinabile all’uso dichiarato, nonché per accertare il possesso di tutti i requisiti necessari per garantire la sicurezza e la salubrità dei luoghi e per soddisfare le altre esigenze, testualmente previste dalla normativa di riferimento: indagini effettuate poi dalla locale prefettura solo il giorno precedente alla stipulazione della convenzione».
f.amendolara@luedi.it

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