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A maggio l'ultima visita a Tramutola del tenente

Basilicata

Il militare tornava in Basilicata prima di ogni missione. «Antonio amava il suo lavoro, era orgoglioso di quello che faceva»

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di ANGELA PEPE
TRAMUTOLA - L’ultima volta che era stata nel suo paese era maggio scorso, prima di partire per la missione che doveva terminare a Novembre. «Antonio, amava il suo lavoro. Era orgoglioso di quello che faceva». Così la cugina Antonietta ha detto davanti all’abitazione dei genitori di Fortunato, in contrada Matina.
Insieme a lei c’erano alcuni zii e altri parenti che erano sopraggiunti dopo aver appreso la notizia. Una famiglia semplice e umile, quella di Antonio. Il papà Domenico, 61 anni, era andato da poco in pensione, aveva lavorato all’Asl di Villa d’Agri, mamma Rosa, 55 anni, casalinga. I due fratelli di Antonio, la sorella Teresa 32 anni e il fratello più piccolo Alessandro, 26 anni, entrambi vivono con i genitori. A dare la dolorosa notizia della morte di Antonio è stata proprio la moglie Giovanna che lo ha appreso in caserma. Una donna forte e coraggiosa.
Dal 2002, Antonio aveva cambiato la propria residenza e si era trasferito a Montedigione, provincia di Siena, per stare vicina alla Folgore. Dopo le scuole Superiori, con il servizio di leva, aveva iniziato la sua carriera militare. «Per lui un orgoglio. Un qualcosa che era fiero di fare e voleva fare - ha spiegato la cugina Non veniva spesso in paese. Quando lo faceva si fermava a casa dei suoi genitori. Amava il suo lavoro, per lui ogni missione era un’avventura dalla quale portare a noi della famiglia qualcosa di nuovo. Per noi oggi - ha concluso - é una grandissima sofferenza».
E mentre alcuni dei parenti mostrano delle foto del tenente, c’è la zia Nina, sorella di papà Domenico che continua a ripetere: «Antonio era un bravo ragazzo non doveva succedere una cosa del genere». Nel frattempo fuori la casa è un via vai di familiari, Forze dell’Ordine e paesani, ognuno a portare il proprio cordoglio.
Ad arrivare è anche il 91esimo Battaglione Lucano con il con il comandante Vincenzo Barbati, reduce da Nassirya 2003 e ci dice «che in questi momenti non ci sono parole e - aggiunge - siamo militari ottemperiamo a quello che ci dicono dal Governo».

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